Mi piacerebbe augurarvi Buona Pasqua come me lo hanno insegnato i bambini bielorussi negli internati: “CHRISTOS VOSKRESE”, al quale si risponde “VOISTINO VOSKRESE”, ovvero “CRISTO È RISORTO”, risposta “È VERAMENTE RISORTO”

Sono ormai più di 20 giorni che sono a casa di mia figlia Federica, a Polino, paesino di montagna a 1000 metri s.l.m. di 250 persone, che cerco di alleviare le sue sofferenze e stare insieme ai miei nipotini visto che deve, proprio in questo periodo fare i conti, dopo l’operazione di un raro tumore al seno, con i tre cicli di chemioterapia previsti dal protocollo di cura effettuati all’Ospedale di Perugia accompagnata in questo andirivieni da suo marito Francesco. Questo ritiro forzato, per il coronavirus, mi ha fatto riscoprire il valore del tempo, del silenzio, che in montagna è frastuono, della possibilità di studiare, approfondire e di capire come questa Pasqua possa essere concretamente Pasqua di risurrezione.

Riconsegnare a tutti i nostri comitati, alle nostre famiglie, ai bambini accolti, alle persone che continuano ad ascoltarci, a quelle che ci guardano con diffidenza, a chi non crede a ciò che facciamo, una speranza, una organizzazione che si fa guida, una Fondazione aperta a tutti ed in grado di augurare a tutti “CHRISTOS VOSKRESE” (CRISTO È RISORTO).

Cristo è risorto in ciò in cui crediamo e tutti si sentiranno in dovere di risponderci “VOISTINO VOSKRESE” perché “È VERAMENTE RISORTO” è un’esclamazione che parte dai loro cuori, in virtù di quanto hanno potuto toccare con il loro dito, come se fossero diventati tanti San Tommaso, su quanto la Fondazione “Aiutiamoli a Vivere” ha realizzato e soprattutto su quanto ha intenzione di fare e programmare dopo questa ennesima prova derivante dal Coronavirus.

Sapete che da studente universitario ho cominciato, a differenza di quanti mi imponevano di leggere “L’Unità”, ad amare “La Stampa” di Torino ed ancora oggi amo gli articoli scritti dal Priore di Bose, dalla Comunità Piemontese, o dai suoi monaci.

Uno di loro, Guido Dotti, rifletteva su quanto sia stata virale la frase “siamo in guerra”, mentre si dovrebbe pensare non alla violenza, all’uso delle armi, alla distruzione ma più propriamente dovremmo dire “Siamo in cura”.

Ora, sia la cura che la guerra hanno entrambi bisogno di alcune doti.

La guerra necessita di nemici, frontiere e trincee, di armi e munizioni, inganni e menzogne, di spietatezza e denaro.

La cura, invece, si nutre di solidarietà, di compassione, umiltà, dignità, delicatezza, tatto, ascolto, pazienza, autenticità, perseveranza.

Per quanto tutti noi possiamo essere artefici essenziali di questo avere cura dell’altro, del pianeta e di noi stessi con loro.

Tutti, uomini e donne di ogni o di nessun credo, ciascuno per le sue capacità, competenze, principi ispiratori, forze fisiche e d’animo.

Sono artefici di cure medici di base e ospedalieri, infermieri e personale medico, virologi e scienziati.

Sono artefici di cura i governanti, gli amministratori pubblici, i servitori dello Stato, della “Res Pubblica” e del bene comune.

Sono artefici di cure i lavoratori e le lavoratrici dei servizi essenziali, gli psicologi, chi fa assistenza sociale, chi si impegna nelle associazioni di volontariato.

Sono artefici di cure maestre ed insegnanti, docenti e discenti, uomini e donne dell’arte e della cultura.

Sono artefici di cure preti, vescovi e pastori, ministri dei vari culti e catechisti.

Sono artefici di cure i genitori ed i figli, gli amici del cuore ed i vicini di casa.

Sono artefici di cure, e non solo oggetto, i malati e i morenti, i più deboli, beni preziosi e fragili da “maneggiare con cura”: i senza fissa dimora, i poveri, gli immigrati e gli emigrati, i carcerati, le vittime della violenza domestica e della guerra.

Per questo la consapevolezza di essere in cura, e non in guerra, è una condizione fondamentale anche per il “DOPO”.

Il futuro sarà segnato da quanto saremo stati capaci di vivere in questi giorni più difficili, sarà determinato dalla nostra capacità di prevenzione e cura, a cominciare dalla cura del Pianeta che abbiamo a disposizione.

Se sappiamo e sapremo essere capaci di tener conto della Terra, la Terra stessa si prenderà cura di noi e custodirà le condizioni indispensabili per la nostra vita.

Le guerre finiscono, anche se poi si riprendono non appena si ritrovano le risorse necessarie, la cura invece non finisce mai.

Se, infatti, esistono malattie (per ora) inguaribili, non esistono né mai esisteranno persone incurabili.

Davvero, non siamo in guerra, siamo in cura!

Curiamoci insieme, ed insieme auguriamo e proclamiamo a tutti (nessuno escluso) CHRISTOS VOSKRESE” (CRISTO È RISORTO) e facciamo rispondere “VOISTINO VOSKRESE” (È VERAMENTE RISORTO).

È veramente risorto in ciò in cui crediamo, nelle azioni della Fondazione “Aiutiamoli a Vivere” O.N.G. ed in ciò che riuscirà a realizzare, “CRISTO È RISORTO”.

Buona Pasqua a tutti e buon cammino insieme alla Fondazione “Aiutiamoli a Vivere” O.N.G.

Fondazione

“Aiutiamoli a Vivere” O.N.G.

Il Presidente

Dr Fabrizio Pacifici