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Garante Infanzia: evitare accoglienza fai da te. Rischi per minori non accompagnati

Dal sito Vita.it, condividiamo l'articolo di Sabina Pignataro

«La generosità manifestata è encomiabile, ma l’accoglienza non si improvvisa e non si può fare semplicemente sull’onda dell’emotività», sottolinea l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, che mette in allerta sul rischio tratta di essere umani e sfruttamento.

Il dramma dei bambini ucraini in fuga dalla guerra è davanti agli occhi di tutti. Minorenni con famiglie, non accompagnati, orfani o malati stanno cercando accoglienza in Italia. «La generosità manifestata in questi giorni è encomiabile, ma l’accoglienza non si improvvisa e non si può fare semplicemente sull’onda dell’emotività», commenta Carla Garlatti, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. «Il cuore non basta. Di fronte a minori che provengono da situazioni di estrema criticità il fai da te è assolutamente da evitare».

Sono due le ragioni principali. La prima: «per assicurare un’adeguata accoglienza dei minori è necessario seguire sempre i canali previsti dalla legge, facendo riferimento alle istituzioni competenti: forze dell’ordine, prefetture, tribunali per i minorenni e servizi sociali», sottolinea l’Autorità garante. «Tutti i minorenni che entrano nel nostro paese devono essere registrati e censiti. Per quelli che arrivano con un accompagnatore va accertata l’esistenza di un rapporto di parentela; per quelli che invece arrivano soli si deve procedere immediatamente alla segnalazione al tribunale per i minorenni per una rapida nomina del tutore volontario e la presa in carico da parte del comune».

Il rischio tratta

Tra l’altro, aggiunge, «stanno arrivando sempre più segnalazioni dell’ingresso nel territorio italiano, ma è così anche in altri paesi europei, di minori non accompagnati i quali sono a rischio di sparizione, tratta, traffico e sfruttamento. Non possiamo dare ancora dei numeri precisi, ma i Tribunali per i Minorenni sono in allerta su questo aspetto e in forte apprensione, come lo sono io». Di fronte a questo terribile rischio, dice, allora «rispettare procedure regolari rappresenta l’unico strumento per proteggerli da questi pericoli».

La seconda ragione è questa: «ricordiamo che ad ogni minore deve essere riconosciuto il rispetto di diritti fondamentali come quelli alla protezione, all’istruzione e alla salute. Perciò non è comunque sufficiente offrire loro un tetto sotto cui ripararsi». In pratica, evidenzia, «non basta avere un cuore grande per accogliere» perché, spiega, «questi bambini e adolescenti portano con sé delle ferite enormi e occorre che gli operatori o gli individui che entrano in contatto con loro siano consapevoli che il loro trauma e il loro dolore potrà essere accolto, ma non cancellato. E per fare questo è fondamentale che ci sia un importante lavoro di formazione e presa di coscienza. In Italia abbiamo centinaia di famiglie che hanno già un’esperienza e sono adeguatamente formate. E’ a loro che occorre appoggiarsi». E poi, aggiunge, «ricordiamoci che prima o poi, questi bambini dovranno, vorranno, potranno, tornare in Ucraina. Non tutti sono arrivati per restare. Sono arrivati per salvarsi dai bombardamenti».

Lo aveva sottolineato qualche giorno fa anche Raffaele Iosa, già ispettore scolastico e dirigente scolastico, ha avuto anche una lunga esperienza in AVIB, la federazione che raccoglie le associazioni di volontariato italiane in Bielorussia, impegnate nell’accoglienza dei “bambini di Chernobyl”: «Questi ragazzi non sono qui per una vacanza e non sono migranti economici. La scuola italiana deve mettere in campo un’esperienza di accoglienza originale, che abbia forte in sé l’idea del ritorno. Non dobbiamo convertirli in immigrati nonostante loro».

Una simile preoccupazione è stata lanciata anche dall’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF). «I bambini e ragazzi ucraini, nella gravissima e tragica situazione di emergenza generata dalla guerra e dalla fuga, sono esposti a molteplici e diverse situazioni di rischio le cui conseguenze potrebbero segnare drammaticamente i loro percorsi evolutivi e di crescita». L’associazione segnala «il rischio di atteggiamenti predatori nei confronti di bimbi non in stato di abbandono, il rischio di un approccio semplificante la loro condizione di elevatissimo stress, il rischio di una modalità poco appropriata, frettolosa e potenzialmente produttiva di altro dolore in presenza di percorsi di accoglienza non adeguatamente preparati». La presidente Cristina Maggia, infine, esprime «forte preoccupazione per la possibilità che nel caos si verifichino comportamenti altamente pericolosi e ulteriormente dannosi nei confronti di minorenni dei quali nulla è dato sapere».

Anche secondo l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione l’emergenza derivante dallo stato di guerra in Ucraina sta inducendo molti cittadini ucraini a scappare dal loro paese, cercando rifugio altrove. «Alcune di queste persone viaggiano con i figli minorenni al seguito, mentre in altri casi ci sono minorenni che, per svariati motivi, non sono accompagnati dai genitori (spesso affidati, di fatto, a parenti, conoscenti, oppure operatori o enti del privato sociale che si sono attivati per sostenere la popolazione ucraina, anche aiutandola ad espatriare)».

A questo punto appare evidente che le persone di età inferiore agli anni 18 che raggiungono il territorio italiano senza genitori vanno considerate quali “minori stranieri non accompagnati”. La Procura investita della situazione potrà inoltrare ricorso al Tribunale per i minorenni per l’apertura delle tutele e la nomina dei tutori volontari, come previsto dalla legge 7 aprile 2017 n.47 , nonché per la nomina a tutore di un familiare diverso dai genitori o di altra persona di fiducia dei genitori, previa verifica della situazione da parte dei servizi sociali deputati.

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