"Da Gaza all'Umbria, per la prima volta posso dire guerra finita"
Condividiamo l’articolo dell’ANSA dedicato a Mohamed Almaghary, ingegnere palestinese accolto ad Allerona insieme alla moglie grazie alla Fondazione Aiutiamoli a Vivere.
Dalle sue parole, piene di dolore ma anche di speranza, emerge la forza di chi ha vissuto la guerra e oggi può finalmente dire: “La guerra è finita.”
Da Gaza all'Umbria, per la prima volta posso dire guerra finita
Ingegnere palestinese parla da Allerona dove vive con famiglia

La guerra è finita.
Vive ad Allerona scalo, in provincia di Terni, grazie alla Fondazione Aiutiamoli a Vivere che ha permesso a lui e alla moglie di raggiungere l'Italia e ricongiungersi con le due figlie già residenti da tempo.
Nell'intervista ad ANSA, poche ore dopo l'annuncio del primo accordo di pace tra Hamas, Israele e Autorità Palestinese, Mohamed ripercorre la sua storia. "Sono nato nel 1952 - racconta -, ho vissuto tutte le guerre, dal 1967 al 1973, poi l'arrivo di Arafat, poi Hamas. Ho sempre sognato la pace. Ora credo che sia possibile, perché il mondo intero, Europa, paesi arabi, America, vuole davvero la pace e quando tutti vogliono la stessa cosa, allora può accadere".
La sua voce si incrina solo quando ricorda Gaza. "La mia casa non esiste più - si rammarica -, l'hanno distrutta, come quelle dei miei vicini - racconta - Avevo costruito cinque edifici, uno per ogni figlia, e ora sono polvere". Le mie figlie vivono sparse, alcune sotto le tende, altre con i parenti - dice ancora l'ingegnere palestinese - Ma loro resistono. Io spero solo di poter tornare un giorno, morire lì dove sono nato".
Mohamed parla lentamente, in inglese, ma chiaro nei sentimenti. Racconta di quando, giovane elettricista, lavorava in Israele, "con un collega israeliano che era come un fratello". "Andavo a casa sua, cenavamo insieme - dice -, erano anni in cui si poteva vivere. Poi tutto è cambiato. La politica ha rovinato le persone. Non l'odio, non la religione. La politica".
Oggi, in Umbria, ha trovato una nuova serenità. "Le persone in Italia sono gentili, ti aiutano anche se non ti conoscono - evidenzia Mohamed -,mi piace la loro mano tesa, il sorriso. Qui posso dire che vivo. E ringrazio Dio per questo".
Ogni notte, però, resta sveglio a chiamare i familiari rimasti nella Striscia. "Ieri non ho dormito, aspettavo una chiamata, ma oggi mi hanno detto che è finita" racconta ancora.
"Per noi - sottolinea - è come un Natale, una festa. La guerra è finita". Poi si ferma, guarda in alto e aggiunge piano: "Almeno spero. Perché senza speranza non c'è vita".
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