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Il 13 febbraio u.s. una delegazione polico-imprenditoriale bielorussa, in visita al nucleo industriale di Rieti, accoglieva la richiesta, caldeggiata anche da amministratori e politici locali, di incontrare alcune famiglie reatine adottanti in Bielorussia.
La delegazione reatina era composta da una famiglia che ha concluso l’iter adottivo (la bambina adottata era presente all’incontro), da due che hanno avuto il diniego e da altre due ancora in attesa di risposta.
La piccola rappresentanza reatina, una volta confermato l’appuntamento dalla delegazione bielorussa, chiedeva ulteriore sostegno al Presidente della Fondazione “Aiutiamoli a Vivere”, dr. Fabrizio Pacifici che, contattato per le vie brevi, si metteva subito a disposizione.
Nell’incontro il dr. Pacifici, per la Fondazione, e la dott.ssa Damasi, per le famiglie, rappresentavano, con toni pacati ma decisi, la necessità di trovare per i 600 bambini in attesa di adozione una soluzione, una alternativa alle dichiarazioni del 21 gennaio u.s. del Ministro Kovaliova.
Il dr. Pacifici, nel rinnovare la proposta di una positiva soluzione per le 600 richieste ed una inevitabile revisione ai dinieghi, sottolineava che quello era l’unico modo per dar ulteriore concretezza e sostegno agli aiuti umanitari e che il rispetto degli impegni presi nell’ambito umanitario era il miglior viatico anche per proficui futuri rapporti commerciali tra i due paesi.
Il Presidente Pacifici aggiungeva, ancora, che gli Enti preposti italiani hanno avuto l’ordine dal Governo di non accettare più domande di adozione per la Bielorussia.
La delegazione bielorussa, pur affermando di avere ben chiara la situazione sia dei soggiorni che delle adozioni, rimaneva sorpresa dall’ultima dichiarazione del dr. Pacifici, in quanto non era ancora conoscenza della decisione presa dall’Italia. Aggiungeva di comprendere profondamente il problema umano della vicenda riconoscendo, inoltre, la profonda valenza positiva dell’aiuto offerto dalle famiglie italiane al loro paese.
Sottolineava, ancora, che l’attuale Bielorussia non è più quella di Chernobyl in quanto le attuali condizioni economiche permettono di guardare con maggior serenità al futuro dei propri minori. Specificava, inoltre, che in Bielorussia, soprattutto a livello governativo, il problema degli orfani sociali è molto sentito e che si sarebbe fatta parte attiva, presso i competenti organi di Governo, nel segnalare la proposta avanzata dal dr. Pacifici nel bene supremo dei bambini e dei rapporti tra i due paesi.
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