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| L'esperienza della solidarietà |
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In seguito al disastro di Cernobyl, avvenuto il 26 aprile 1986, il 70 % del territorio della Repubblica di Belarus, la più colpita dalle conseguenze dell'incidente, è rimasto esposto ad un'azione costante combinata di radiazioni e fattori chimici che hanno inferto un colpo mortale alla salute di quanti si trovavano in quelle zone, in pratica la quinta parte della popolazione.
I dati in nostro possesso sono tratti dal rapporto "Cernobyl's Legacy: Health, Environmental and Socio - Economic Impacts" (L'eredità di Cernobyl: impatti sanitari, ambientali e socio - economici) pubblicato dal Chernobyl Forum che raccoglie i lavori di scienziati, economisti e specialisti in campo sanitario e che valuta le conseguenze nell'arco di 20 anni dell'incidente. Il Chernobyl Forum è composto da otto istituzioni delle Nazioni Unite: AIEA (Agenzia internazionale dell'energia atomica), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), UNDP (Programma Nazioni Unite per lo Sviluppo), OCHA (l'Ufficio di coordinamento degli Affari Umanitari dell'ONU), UNSCEAR (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite per lo Studio degli Effetti delle Radiazioni Ionizzanti) e la Banca mondiale, oltre ai governi di Bielorussia, Russia e Ucraina. Il disastro ha determinato l'aumento di malattie congenite e di anomalie alla nascita nei bambini le cui madri non hanno avuto controlli specifici, di casi di diabete, di disturbi cronici del tratto gastro - intestinale, del sistema immunitario, di quello respiratorio e delle patologie ematiche maligne. Circa 400 bambini hanno il cancro alla tiroide e, mentre studi precedenti al disastro dimostravano un aumento dei tumori nei sei - otto anni che seguono l'esposizione, già quattro anni dopo l'incidente, alla fine del 1994, i casi segnalati di bambini con cancro alla tiroide in Bielorussia superavano le 300 unità e quasi il 50 % erano comparsi in soggetti che avevano fra uno e quattro anni ai tempi dell'incidente. Le caratteristiche della malattia, differenziandosi in modo evindente dal cosiddetto caso naturale, collegano in maniera diretta quest'aumento all'incidente di Cernobyl. Le conseguenze del disastro però non sono esaurite: mappe della contaminazione da Cesio 137 - uno dei radionuclidi responabili della contaminazione tra i più semplici da monitorare e misurare - evidenziano come il processo di decontaminazione avvenga piuttosto lentamente: ci vorranno oltre centro anni perchè il terreno della Bielorussia ritorni coltivabile; nel frattempo la popolazione locale continua a nutrirsi dei prodotti della terra. Subito dopo il disastro, la comunità internazionale si mobilità per portare fuori dei confini del territorio contaminato i bambini: infatti, in un mese di permanenza all'estero, questi perdono dal 30 al 50 % del cesio radioattivo che continuano ad ingerire attraverso i cibi. Col tempo, poichè in Bielorussia, accanto al problema sanitario, esiste quello costituito da circa ventimila bambini che vivono in istituto, l'ospitalità diventa, in particolare per i minori orfani, un momento per vivere in una famiglia. Per spiegare la solidarietà delle famiglie italiane verso gli orfani vittime del disastro di Cernobyl e la loro volontà di offrire un aiuto non solo materiale, ma anche affettivo, riportiamo le parole di Svetlana Aleksievic (2002): "Ad interessarmi non era l'evento in sé, ma le impressioni, i sentimenti delle persone che hanno toccato con mano l'ignoto...Questa è la ricostruzione non degli avvenimenti, ma dei sentimenti. Per tre anni ho viaggiato e ho fatto domande a persone di professioni, destini, generazioni e temperamenti diversi. Credenti e atei. Contadini e intellettuali. Cernobyl è il principale contenuto del loro mondo. Esso ha avvelenato ogni cosa che hanno dentro, e anche attorno, e non solo l'acqua e la terra. Tutto il loro tempo. Un avvenimento raccontato da una sola persona riguarda il destino di questa persona, raccontato da molti è già storia...E l'uomo d'oggi si trova sulla linea di rottura di due epoche...Cernobyl ci ha trasferiti in un'altra epoca. Questi uomini e queste donne sono stati i primi a vedere ciò che noi possiamo soltanto supporre. In questo caso ogni nostra precedente esperienza è palesemente inadeguata. Dopo Cernobyl viviamo in un mondo diverso. Abbiamo di fronte a noi una realtà nuova per tutti...Si è posto di nuovo il problema del senso da dare alla nostra vita."
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