Lunedì, 23 Gennaio 2012 10:32

Relazione P. Bonardo: Progetto Gallia

 

A seguire la relazione 2011 del progetto Gallia

Venerdì, 16 Dicembre 2011 18:09

Katia

A seguire il video riguardante la ricostruzione delle gambe di Katia

Mercoledì, 14 Dicembre 2011 17:27

Video riassunto attività 2011

A seguire video proiettato durante il Convegno Nazionale a Lignano Sabbiadoro inerente le attività 2011 della Fondazione.

Mercoledì, 14 Dicembre 2011 11:53

Relazione finale del Presidente M. Ortolani

Sono sicuro che questo XVIII convegno della Fondazione sarà ricordato per le forti emozioni che ci hanno procurato le varie testimonianze che abbiamo ascoltato, a raccontarle ci penserà l’amico Bonetti, mentre a me spetta proporre una riflessione su altri aspetti.
Innanzi tutto è stato il convegno di fine mandato per il CDA che ha operato in questi tre anni. Tre anni di intenso lavoro e di forte crescita che hanno indotto i Soci Fondatori a rinnovare tutti i Consiglieri con la sola esclusione di Manzoni Vittorio che, per Sua esplicita richiesta, è stato sostituito con l’amico Sant’ermanno  e la new entry del dott. Salvi Umberto che, in verità, ha già dato un grande apporto, in virtù della Sua esperienza,  partecipando già alle riunioni del CDA. Relativamente alla mia riconferma a Presidente devo ringraziare i Soci Fondatori della fiducia riposta in me con l’impegno di dare un maggiore apporto rispetto a quello che ho potuto dare fino ad ora. Quindi un Cda nel segno della continuazione la cui nomina è passata anche attraverso la condivisione di un documento programmatico proposto dagli stessi Soci Fondatori.
Documento da cui ho preso spunto nella mia relazione introduttiva allo scopo di provocare ed orientare il dibattito perché sento che la Fondazione è posta di fronte alla grande responsabilità di segnare una svolta che ne caratterizzerà l’azione futura.
Abbiamo infatti condiviso la volontà di costituire comitati di Aiutiamoli a Vivere in Bielo; di affidare ai giovani universitari la mission di creare una piazza virtuale, attraverso l’uso intelligente dei social network, in cui rincontrare ed integrare nella nostra organizzazione i tanti bambini di ieri, oggi uomini e donne, che abbiamo ospitato in questi 19 anni di attività; di intensificare gli incontri con i comitati per orientarli ed unire gli sforzi nella realizzazione dei progetti che vanno nella direzione indicateci dai Soci Fondatori.
Condiviso con le oltre 200 persone costantemente presenti, un numero importante ma che assume diversa valenza se diciamo che erano rappresentati 47 dei nostri 150 comitati. Possiamo parlare allora di vera “condivisione”? A Messina erano 87 i comitati rappresentati.
Ha ragione Alberto quando dice che questo dato deve farci riflettere. Per ragioni organizzative il Convegno rappresenta, da qualche anno, l’unica vera occasione di confronto con i Comitati. NON BASTA. Bisogna tornare a rincontrarli fisicamente, bisogna rafforzare l’interscambio di informazioni  attraverso il potenziamento del nostro sito e del giornale perché l’informazione completa e corretta è il primo traguardo di trasparenza, condivisione e partecipazione.
•    Partiremo quindi con un vero e proprio censimento di tutti i comitati raccogliendo anche tutte quelle informazioni utili per conoscere, valorizzare, orientare ed utilizzare appieno questo grande patrimonio.
•    Miglioreremo il coordinamento con le associazioni regionali per rendere più significativa ed incisiva la presenza e rappresentanza nel territorio, sempre in funzione dell’azione della Fondazione.
•    Costituiremo comitati Aiutiamoli a Vivere in Bielorussia e, conseguentemente, cambiaremo radicalmente l’azione del nostro ufficio di rappresentanza
•    Potenzieremo l’azione del Centro Studi offrendo maggiori servizi ai Comitati e, contemporaneamente, e ricercheremo e svilupperemo nuove iniziative per reperire maggiori risorse a sostegno dell’azione e progettualità
•    Apriremo un progetto per l’arruolamento di giovani a cui affidare il futuro della Fondazione
•    Renderemo più significativa e partecipe la nostra presenza nel MAVI e nella FOCSIV così come potenzieremo la nostra presenza nei tavoli Istituzionali sia a livello locale, regionale e nazionale.
Questo è l’impegno che i Soci Fondatori hanno chiesto e si è assunto il CDA. Un impegno che segna una nuova ed esaltante sfida per tutti noi. Una sfida che ci fa guardare avanti con orgoglio per i risultati conseguiti e la consapevolezza che ce la possiamo fare.
Per questo dico ad Alberto, e a tutti noi, che i numeri sono significativi ma ancor di più lo è il “contagio” che chi era con noi saprà diffondere. Il contagio delle emozioni, delle idee, della volontà e determinazione ad esserci, ad essere Fondazione.
Prepariamoci ora alle prossime festività ed auguro a tutti un sereno Natale ed un nuovo anno “contaminato” da quella energia positiva che ci fa guardare alla vita con impegno e ringraziamento per la grande opportunità che ci viene offerta.


Ortolani Marzio

Martedì, 13 Dicembre 2011 11:51

Riflessione di Padre Vincenzo Bella

Avrei dovuto rispondere a Sandro durante la seduta del Convegno, al quale per motivi di un lutto famigliare non ho potuto partecipare, ma mi accingo ora con queste brevi note.
Sapevo precedentemente del suo intervento e del problema che avrebbe toccato e rispettando la sua libertà nella amicizia che ci lega avevo previsto il mio intervento senza rispondere subito a lui mentre mi trovavo davanti la sua scrivania.
Essendo il suo intervento in sala Convegni era giusto dare la risposa nella medesima sala.
Il problema suscitato da Sandro nel finale della sua Relazione, è un problema antico quanto l’uomo: il problema del  male e la provvidenza, la giustizia e l’amore di Dio.
Non è nuovo; noi non siamo più intelligenti di coloro che ci hanno preceduto nella storia perché abbiamo fatto grandi progressi scientifici. Nella letteratura antica dell’Egitto, dei Sumeri, dei Greci (si vedano alcune tragedie greche e filosofi) e nella lettura biblica il problema è affrontato e non risolto o risolto in parte.
Il libro di Giobbe inserito nella Bibbia, e per questo ispirato, affronta il problema dando una risposta, che non è tuttavia una risposta come lo avremmo desiderato, mettendoci dinnanzi la trascendenza di Dio e la limitatezza umana.
Giobbe, uomo giusto, soffre prima per la perdita dei suoi beni, poi per la perdita dei suoi figli, infine per la perdita della sua salute a causa di una malattia dolorosa e ripugnante. Tutto accetta con rassegnazione e pazienza, ma poi, sollecitato da alcuni interventi di amici che lo vogliono accusare come se egli stesso sia stato causa dei suoi mali, sbotta e presenta a Dio la sua buona condotta aspettando una risposta:

 “… avevo stretto con gli occhi un patto,  di non fissare neppure una vergine.
Che parte mi assegna Dio di lassù
e che porzione mi assegna l’Onnipotente dall’alto?
Non è forse la rovina riservata all’iniquo
e la sventura di chi compie il male?
Non vede egli la mia condotta
e non conta tutti i miei passi?
Se ho agito con falsità
e il mio piede si è affrettato verso la frode,
mi pesi pure sulla bilancia della giustizia
e Dio riconoscerà la mia integrità.
Se il mio passo è andato fuori strada
e il mio cuore ha seguito i miei occhi,
se alla mia mano si è attaccata la sozzura,
io semini e un altro ne mangi il frutto …


se ho negato i diritti del mio schiavo
e della schiava in lite con me
che farei, quando Dio si alzerà,
e quando farà l’inchiesta che risponderei?
Chi ha fatto me nel seno materno, non ha fatto anche lui?
Non fu lo stesso a formarci nel seno?
Mai ho rifiutato quanto brama il povero,
ne ho lasciato languire gli occhi della vedova.
Mai da solo ho mangiato il mio tozzo di pane,
senza che ne mangiasse l’orfano,
poiché Dio, come un padre, mi ha allevato fin dall’infanzia
e fin dal ventre di mia madre mi ha guidato.
Se mai ho visto un misero privo di vesti
o un povero che non aveva di che coprirsi
e non hanno dovuto benedirmi i suoi fianchi
o con la lana dei miei agnelli non si è riscaldato;
se contro un innocente ho alzato la mano
perché vedevo alla porta chi mi spalleggiava,
mi si spacchi la spalla dalla nuca
e si rompa al gomito il mio braccio
perché mi incute timore la mano di Dio
e davanti alla sua maestà non posso resistere.
Se ho riposto la mia speranza nell’oro
e all’oro fino ho detto “tu sei la mia fiducia”,
se godevo perché grandi erano i miei beni
e guadagnava molto la mia mano …”( cap.31)
“…  ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!.. “(cap.31,35)
“… il Signore disse a Giobbe:
il censore vorrà ancora competere con l’onnipotente?
L’accusatore di Dio risponda!..”
Le parole di Dio fanno riferimento a quanto scritto precedentemente nei capitoli 38 e 39 alle quali parole Giobbe risponde così:
“.. ecco, sono ben meschino, che ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca,
ho parlato una volta, ma non replicherò,
ho parlato due volte, ma non continuerò.”

Il Signore ha accolto “la sfida con Giobbe” e lo ha elogiato, donandogli nuovamente figli, salute e beni, però non ha risposto al suo problema. Davanti a Dio noi povere creature non possiamo arrivare dove arrivano i disegni di Dio.
Ho soltanto esposto molto brevemente quanto viene espresso nel libro di Giobbe. Da questo sito vorrei farvi giungere un caldo invito, molto cordiale, a leggere tutto il libro per assaporarne non soltanto la bellezza letteraria ma soprattutto il contenuto nelle sue molteplici parti.
Quando ci troviamo davanti ad avvenimenti a noi incomprensibili, non perdiamo la fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Dio ci ama sempre, anche quando non possiamo raggiungere la sua trascendenza.
La preghiera, apparentemente assurda, ma profonda e di Fede, del pio israelita che pronuncia prima di entrare nella camera a gas di un campo di concentramento ci sia di sostengo, sempre.

"Dio d'Israele, hai fatto il possibile perché io non credessi in te.

Qualora tu pensassi di riuscire a farmi deviare dalla mia via, ebbene io ti dico, Dio mio, Dio dei miei padri...non ci riuscirai!

Mi puoi percuotere, togliermi quanto di più prezioso e caro ho sulla terra, mi puoi tormentare a morte, ma io crederò sempre in te. Ti amerò sempre.

Muoio come sono vissuto, credendo fermamente in te."


Padre Vincenzo Bella

 

Lunedì, 12 Dicembre 2011 11:40

Relazione P. Bonardo: Progetto Gallia

A seguire la relazione 2011 del progetto Gallia

 

Lunedì, 12 Dicembre 2011 11:25

Relazione del Presidente M. Ortolani

Diamo inizio al XVIII convegno della Fondazione ed è con grande piacere che do il benvenuto alla grande famiglia di Aiutiamoli a Vivere, ai graditi ospiti e rivolgo un ringraziamento ai Comitati del Friuli Venezia Giulia ed ai nostri soliti “noti” per l’organizzazione.
Prima di cominciare i lavori permettetemi di richiamare la Vostra e nostra attenzione su un fatto tragico che ha colpito la Fondazione. Mi riferisco naturalmente alla perdita del piccolo Yegor mentre stava vivendo la sua prima esperienza di accoglienza presso il Comitato di Cividate al Piano.  Vi chiedo perciò di raccoglierci in un minuto di silenzio e di rivolgere il nostro pensiero a Lui ed a quanti, in questi anni, ci hanno lasciato.
Una tragica fatalità che ci ha drammaticamente imposto di vivere quello che forse noi tutti potevamo temere come possibile ma che, per autodifesa, ritenevamo remoto e lontano.
Oggi voglio ringraziare la mamma Natasha  e la famiglia Bonassi che hanno accettato di essere qui con noi per condividere questo grande dolore che stanno vivendo; già condividere, come è naturale che sia in una famiglia.
L’ho scritto e lo ribadisco “Io non voglio chiedere conto a Dio” ma chiedo che dal dolore germogli un messaggio di vita per i tanti bambini che soffrono così, Yegor e tutti gli amici e persone care che abbiamo perduto, saranno sempre con noi e nei nostri cuori.
Questo XVIII convegno è anche il convegno del rinnovo del CDA e quindi, al termine di un percorso è buona norma ringraziare i compagni di viaggio di questi 3 anni di intenso lavoro. Un lavoro di cui diamo conto annualmente ed anche quest’anno avremo l’occasione di sentire gli interventi dei vari responsabili di progetto.

Ora con questo intervento vorrei cercare di focalizzare  la situazione che si sta vivendo in Bielorussia.

Ci siamo lasciati l’anno scorso con attesa sulle elezioni Presidenziali che si sarebbero svolte da lì a pochi giorni. Inutile nascondere che l’attesa non era tanto sul risultato, per tutti scontato, ma su come si sarebbero svolte e che giudizio ne avrebbe dato la Comunità Internazionale. Purtroppo anche questo è andato secondo le aspettative; condanna da parte della Comunità Internazionale e nuove restrizioni economiche a cui si sono aggiunti rapporti tesi anche con la Russia. Arriviamo al tragico attentato alla metropolitana di Minsk dell’aprile in cui sono morte 12 persone. Un attentato a cui ha fatto seguito, in meno di 24 ore, l’arresto dei sospetti esecutori ma non si è scoperta la matrice.
Con l’arrivo dell’estate abbiamo cominciato a ricevere informazioni sulla continua svalutazione della moneta e delle difficoltà sempre maggiori a trovare valute pregiate (USD, EURO). I prezzi dei beni al consumo sono cresciuti fuori da ogni controllo ed il cambio con l’euro è passato dai 4.000 ai 13.000 rubli. E’ iniziato un periodo di protesta non violenta dei giovani apparentemente sopitasi dopo gli arresti di massa da parte della polizia. E’ innegabile però che in Bielorussia si stia vivendo un clima di profonda incertezza e di difficoltà quotidiane. Lo riscontriamo parlando con la gente, lo riscontriamo negli istituti, rapportandoci con le istituzioni locali. Il clima generalizzato e predominante sembra essere quello dell’attesa. Ma la domanda che non trova risposta è: attesa di cosa?
Personalmente temo che dovremo fronteggiare una nuova fase di emergenza che ci costringerà a rimodulare i nostri progetti.
Questo Convegno quindi assume particolare importanza ed io vorrei stimolare ed orientare la discussione su alcuni punti che ritengo strategici per la vita futura della Fondazione:
1)    Accoglienza
2)    Giovani
3)    Fund raising

Progetto Accoglienza in vacanza terapeutica
Innanzi tutto quando parliamo di accoglienza è doveroso ricordare che non sono mai venuti meno gli aspetti e le finalità del progetto. Mi è capitato a volte di sentirmi chiedere: dopo tanti anni ha ancora senso parlare di vacanza terapeutica?
Quest’anno è ricorso il XXV anniversario del disastro di Chernobyl e la Fondazione, sia a Terni che in tanti comitati, ha posto in essere diverse iniziative, compresa la pubblicazione di un numero speciale del giornale titolato “Non chiedeteci di dimenticare”.
Ma ancor di più “Fukushima” ha drammaticamente attualizzato i disastri conseguenti ad inquinamento radioattivo. La Fondazione, attraverso il MAVI, si è resa promotrice di un progetto pilota di accoglienza realizzato il mese di agosto con 18 bambini  provenienti proprio da Fukushima. Un’accoglienza sicuramente diversa da quella che siamo abituati a fare. Si è arrivati ad un accordo con il Governo Giapponese e l’anno prossimo saranno  80 i bambini da accogliere.
Il valore della Vacanza Terapeutica quindi non può essere messo in discussione prova ne sia che stiamo mettendo a punto un progetto con il Policlinico Universitario “A. Gemelli di Roma che abbiamo chiamato “Crescere in Armonia” per diffondere informazioni corrette sul rischio biologico derivante dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti e promuovere la salute nelle popolazioni esposte. Dopo Chernobyl è stato verificato un significativo incremento dell’incidenza della patologia neoplastica della tiroide, soprattutto nei bambini: sono stati documentati 2000 nuovi casi nei soli bambini provenienti dall’ex URSS nel 2000; 4000 casi nella stessa fascia di età nel 2005. Si stima che nei prossimi anni, l’incidenza di questa neoplasia sarà tra 3.400 e 7.200
Ristabilito il valore terapeutico rimane da analizzare perché si è passati dalle 30.000 accoglienze all’anno alle attuali 20.000? Sicuramente dirompente è stato l’anno di Cogoleto anche se, a distanza di tempo, non mi sentirei di dire che è stato determinante e andrei a ricercare le cause in altri fattori:

Cambio generazionale
Difficoltà di trovare nuove famiglie e, soprattutto famiglie giovani conseguenza di una loro fragilità affettiva ed economica. Questa precarietà crea insicurezza sul futuro insinuando “egoismi” a difesa di uno “status quo” utile al Consumismo e non certo alla Solidarietà.
Progettualità
Noi da anni stiamo chiedendo alle famiglie di accogliere bambini ma non siamo in grado di dare notizie sul futuro che hanno incontrato quei bambini di ieri, ed oggi uomini e donne. Sbaglia chi, riducendo tutto questo ad una esigenza nostalgica, non riflette sulla necessità legittima, definirei necessaria, di avere un riscontro sull’azione fatta. Metaforicamente vorrei dire che abbiamo bisogno  di tirare su le reti, sperando che la pesca sia fruttuosa. Tutti noi avvertiamo che il progetto accoglienza è un progetto che vive di forti motivazioni, ma ideologiche, e, soprattutto, viviamo una sensazione di incompletezza. Ancora stiamo discutendo al nostro interno se 1 o più volte all’anno, se 1 o più mesi all’anno, se tre o più anni da famiglia. Ma l’approccio è ancora “dogmatico” e questo, secondo me, rappresenta un grosso limite nella crescita. Dopo 20 anni di accoglienza e progettualità sono io il primo a riconoscere che non possiamo parlare “solo” di radioattività perché si è andati oltre. Non possiamo dare per scontato che le scelte ed i percorsi rimangano tali, senza per questo disconoscerli o ritenerli “obsoleti”. Ritengo che dobbiamo avere il coraggio di metterci in discussione e di sperimentare. Un lavoro che ci pone nuove interrogativi, nuovi obiettivi e che ci impegnerà per i prossimi 20 anni, ma dobbiamo partire oggi. Per questo affermo con convinzione che il nostro approccio deve essere quello di chi vuole lasciare la Bielorussia e non di chi ne ha fatto la seconda Patria; non sarebbe da stimolo per farci uscire dall’assistenzialismo rischiando di ridurlo a luogo di autocelebrazione.

Ritengo quindi che maturi i tempi e vedo indispensabile la costituzione di Comitati di Aiutiamoli a Vivere anche in Bielo. Perché e con quali obiettivi?
Il perché è presto detto: In questi anni abbiamo realizzato progetti importanti. Interventi di ristrutturazione, di sviluppo, di formazione che hanno bisogno di essere messi in “rete” fra loro.
Negli anni scorsi abbiamo lanciato l’idea di creare una “Scuola Fabbrica” in un Istituto di ogni Regione pensando che proprio con quell’istituto avremmo potuto studiare e mappare  il territorio, evidenziarne i bisogni per aree tematiche, definire priorità e strategie di intervento. Purtroppo l’idea la ritengo irrealizzabile per l’incertezza in cui ci siamo trovati ad operare visti  i mutamenti che stanno avvenendo rispetto al destino degli Istituti stessi. Oggi credo che l’unica “certezza” che abbiamo è quella che non saranno chiusi gli istituti in cui sono ospitati minori diversamente abili o comunque con problemi.
Ritengo quindi che dobbiamo abbandonare questa strada e lavorare per favorire il nostro impegno per la costituzione di Comitati. Ci si potrebbe chiedere perché la costituzione di comitati e non la collaborazione con enti e/o organizzazioni di volontariato esistenti sul territorio. Anche qui l’esperienza insegna che avviare collaborazioni con enti e/o organizzazioni sconta subito la difficoltà di metterci in sintonia. C’è una naturale diffidenza, è difficile creare motivazioni e si finisce nel puro assistenzialismo. Naturalmente non possiamo generalizzare ma abbiamo sperimentato che l’impegno è troppo gravoso con risultati più “caritatevoli” che “strutturali”.
La Fondazione ha la necessità di valorizzare ed organizzare un patrimonio che si è formato spontaneamente costituito dalle famiglie che ci mandano i loro figli e far diventare anche loro “attori” del progetto.
Abbiamo fatto una verifica sulla fattibilità “giuridica” ed ora abbiamo bisogno di un confronto, proprio in questo nostro convegno, per far emergere criticità e punti di forza.
Vi dico subito che personalmente sono convinto che questo rappresenti il punto di svolta necessario per dare un futuro “certo” al lavoro svolto in questi 20 anni di attività della Fondazione
Gli obiettivi: Il primo ed immediato deve essere quello di migliorare il progetto di “accoglienza”. Un lavoro sinergico del Comitato Italiano e del Comitato Bielorusso rappresenterà una risposta organizzativa per superare tutte le disfunzioni che ancora sconta il progetto ma, ancor di più, consentirà di ritrovare nuove motivazioni creando quella continuità che le nostre famiglie ci chiedono nell’azione di aiuto del minore che accolgono.
Tante volte nei nostri convegni ci siamo detti poi che la nostra azione deve essere rivolta principalmente verso quei minori che hanno maggiormente bisogno. Un principio facilmente condivisibile ma, anche qui esperienza insegna, spesso difficilmente realizzabile per ragioni oggettive. Il bambino nel villaggio sperduto, con genitori problematici è “scomodo”. Scomodo per le istituzioni e scomodo per un’ organizzazione che gestisce tutto a livello centrale delegando ad altri il lavoro più “difficile”. Appunto ad “altri” che non fanno parte della nostra organizzazione e che, nella migliore delle ipotesi, trovano le motivazioni nella logica “di potere e scambio” se non sfociano nella “regalia e/o tangente”.  
Non possiamo più continuare ad avere a Minsk un ufficio di rappresentanza impegnato quasi totalmente per incombenze burocratiche. Dobbiamo farlo uscire da questa logica per garantire sviluppo e coordinamento mentre il comitato bielorusso dovrà avere il ruolo di monitorare il territorio, individuare bisogni e priorità e coordinare l’azione di aiuto. Un coordinamento che deve fare “rete” e rapportarsi con il Comitato Italiano  e la Fondazione per una politica di sviluppo del territorio.
Progetto Giovani.
Nello scorso mese di giugno a Minsk è stato realizzato il primo seminario con gli studenti in borsa di studio. Alla presenza di tutti gli studenti provenienti dalle varie università Bielorusse una commissione ha individuato i tre studenti più meritevoli a cui è stato consegnato in premio una borsa di studio donata dall’Avv. Ranalli Giovanni in ricordo della mamma Ammirati Maria a testimonianza dell’impegno solidale, sociale ed altruistico per alimentare una speranza di continuità all’insegna dello studio.
Abbiamo voluto avere ospiti al nostro convegno la prima e seconda classificate per offrire Loro l’occasione di conoscere questa grande famiglia e continuare il discorso iniziato. Durante i lavori del seminario infatti ci siamo confrontati sul valore dell’azione del volontariato e delle sue metodologie organizzative. Visto il notevole successo di partecipazione e di coinvolgimento nella discussione, abbiamo deciso di ripetere l’esperienza che, il prossimo anno, sarà realizzata in collaborazione con l’università di Grodno, da dove proviene la studentessa che ha vinto quest’anno.
In un mio recente viaggio con Luciano abbiamo già avuto modo di incontrare i referenti dell’università di Grodno con cui abbiamo affrontato le necessità organizzative ed anche deciso quale dovrà essere il tema su cui confrontarci:
1)    La costituzione di un Comitato di Aiutiamoli a Vivere
2)    Un programma di iniziative da realizzare per informare, sensibilizzare e raccogliere fondi
3)    Un progetto sociale a cui destinare i fondi raccolti
4)    Una proposta sull’uso intelligente dei social network
In un viaggio successivo Luciano ha avuto occasione di condividere tutto questo anche con le altre università coinvolte che dovranno lavorare sugli stessi temi.
Tante volte poi ci siamo detti che un altro grande patrimonio della Fondazione sono i tanti minori, oggi uomini e donne, che sono stati accolti in questi anni. Un patrimonio che non siamo ancora riusciti a valorizzare perché di Loro non conosciamo spesso i destini. Personalmente vorrei, con i giovani universitari, pormi proprio l’obiettivo di ricontrarli tutti in una piazza virtuale “piazza Aiutiamoli a Vivere”. Vorrei che questa piazza diventasse un appuntamento in cui confrontarci, far nascere sogni e concretizzare programmi di iniziative che ci uniscano.
La consapevolezza della necessità di ricercare con i giovani “valori”e “denominatori comuni” per la costruzione di un patto generazionale. Lo sforzo è grande perché tutto quello che esiste si evolve, muta con velocità che spesso supera le nostre capacità di adeguamento ma questo non deve confinarci in sensi di inadeguatezza o, peggio ancora, in sensi di colpa. La non condivisione fra generazioni è conseguenza di staticità che spesso sfocia in “incomunicabilità”.
Identificati e condivisi i valori ai giovani spetterà poi la responsabilità di gestire un “progetto giovani” perché Loro sono gli attori principali della modernità che avanza che, con intelligenza,  deve fare tesoro dell’esperienza.
Sarebbe miope e poco responsabile non porsi il problema del cambio generazionale che sta avvenendo al nostro interno. Stiamo inesorabilmente invecchiando. La Fondazione deve pensare al suo futuro ed i giovani sono da “cercare” e non da “aspettare”.
Fund raising
Arriviamo alla nota dolente. La Fondazione fino ad ora si è, in maggior parte, auto-finanziata con le accoglienze dei bambini. Tutti noi sappiamo che nel “costo bambino” è stabilita una quota a favore dei progetti che abbiamo definito “istituzionali”. Questa forma di auto-finanziamento ha costituito una grande risorsa a cui si andavano ad aggiungere risorse che i comitati riuscivano a devolvere per avanzi di gestione. Il numero dei bambini in accoglienza si è notevolmente ridotto, oggi circa 3.000 contro punte anche di 6.000 negli anni passati, e, conseguentemente anche le risorse a disposizione. Notiamo anche che sono diminuite le risorse provenienti dai comitati, sempre più spesso pressati dalle difficoltà nel recuperare risorse per l’organizzazione delle attività nel periodo di accoglienza. Infine dobbiamo aggiungere anche una minor disponibilità dei vari partner istituzionali (Regioni e Comuni). Per far fronte a queste sempre maggiori difficoltà nel recuperare risorse ritengo che la Fondazione debba rispondere con scelte non più procrastinabili:
1)    Costituire un fondo unico, e non più diviso per progetto, delle risorse recuperate attraverso l’accoglienza. Questo consentirà una migliore gestione, coerente sia con le necessità che vengono ravvisate e sia con le politiche di sviluppo necessarie
2)    La donazione da parte dei comitati di una percentuale fissa, da definirsi fra il 5 e 10% delle raccolte effettuate
3)    L’istituzione di campagne di raccolta fondi Nazionali a cui dovranno contribuire tutti i comitati

La Patrimonializzazione e la ricerca di Partner Istituzionali ed Economici nella realizzazione dei progetti è condizione “sine qua non” per la realizzazione del progetto stesso. Non possiamo più permetterci di spendere le nostre risorse di auto-finanziamento solo per realizzare progetti senza preoccuparci di creare un “volano” per trovarne di nuove.  Credo che la Fondazione su questo debba fare una riflessione profonda se vuole avere un futuro e mantenere quel ruolo guida e di responsabilità che ha acquisito in questi anni.

Rappresentatività e responsabilità da riaffermare sia a livello Istituzionale, con il grande lavoro svolto all’interno del Comitato Tutela Minori, e da far crescere a livello di movimento nel MAVI e di ONG nella FOCSIV.

Obiettivi da porre al nuovo CDA che dovrà trovare in fretta anche le risposte organizzative, ed in proposito mi sento di aggiungere qualche parola.

La Fondazione ha sempre operato con l’azione, quasi esclusiva, di volontari ed una incidenza di costi per personale, tra la sede di Terni e di Minsk, che non supera il 6% dei costi totali. Tutti noi siamo consapevoli  che sviluppare e specializzare l’azione mantenendo la stessa percentuale di incidenza è un sogno irrealizzabile. La Fondazione quindi posti gli obiettivi, individuate le azioni dovrà necessariamente pensare di avvalersi anche di nuove professionalità, trovando anche forme di remunerazione, che possano coesistere con l’anima del Volontariato.

L’invito finale che rivolgo a tutti noi è di fare di questo convegno opportunità di confronto per dare un contributo concreto di idee ed obiettivi. Obiettivi che gli Soci Fondatori hanno voluto esplicitare in un documento programmatico scritto e ne ha fatto strumento di verifica, in disponibilità ed impegno, per la nomina del CDA che sarà chiamato ad operare per i prossimi 3 anni.

Ortolani Marzio

Lunedì, 12 Dicembre 2011 11:24

Relazione U. Salvi: Promozione

19 anni di storia, 40.000 bambini ospitati, 150 comitati, 4 (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Trentino) realtà regionali costituitesi come organizzazioni indipendenti, 15 progetti in corso, 5 paesi toccati da iniziative di solidarietà (Italia, Bielorussia, Congo, Equador, Giappone).
Questi sono i numeri della nostra fondazione; essi descrivono una storia e disegnano l'immagine di un presente la cui migliore testimonianza di vitalità è la sala di questo convegno. Ma sono anche la base per immaginare il futuro, uno sforzo che insieme siamo chiamati a realizzare.
Viviamo un momento difficile sotto tanti punti di vista. Siamo nel mezzo di una crisi che non è solo economica ma culturale e di valori o forse, più propriamente, spirituale.
La viviamo nel nostro paese, vittima non solo di sempre più precari parametri economici ma di una progressiva perdita di qualità della vita politica, da qualunque lato la si guardi.
La viviamo in Europa e la drammatica congiuntura del paese a cui più siamo legati, la Bielorussia, benché conseguenza di fattori in parte diversi da quelli degli altri paesi europei, ne è una preoccupante immagine.
La viviamo nel mondo, testimoniata da tanti elementi: i disastri ambientali come quello di Fukushima, le crisi sociali come quelle dei paesi mediterranei, o quelle umanitarie dei paesi dell'africa subsahariana.
Per forza o per scelta ne siamo e sempre più ne saremo, come persone, famiglie, comitati, fondazione, coinvolti. Per le  sfide che abbiamo  di fronte abbiamo iniziato ad attrezzarci, aprendo nuove iniziative, chiedendo e ottenendo l'idoneità come ONG, ripensando alle forme organizzative ma soprattutto, oggi, interrogandoci insieme sul nostro futuro.
Perché, al di là degli strumenti, pur indispensabili, sono le idee e quindi le persone che le esprimono e lo Spirito che le suscita, il vero patrimonio che ci permette di disegnare degli scenari nuovi.
Proverò a delineare alcuni elementi che ritengo importanti per avviare questa riflessione.
Qualunque siano le linee di programmazione futura queste devono discendere dalla “missione” della nostra fondazione e dai risultati più importanti di questi 20 anni di storia.
L'aiuto all'infanzia: la fondazione nasce per  “ l'elaborazione, promozione, realizzazione di progetti di solidarietà sociale  ............ nei confronti di quanti siano in condizioni di bisogno e di sofferenza, in modo particolare dei bambini che si trovano in precarie condizioni di salute e in gravi difficoltà economiche e di assistenza”.
Questa che è la motivazione di fondo della sua esistenza non necessariamente deve rimanere confinata alla Bielorussia ma ad essa  è importante restare fedeli, declinandola nelle varie accezioni e nei diversi contesti.
L'accoglienza: è stata e deve continuare ad essere la principale forma di solidarietà e il motore di tutte le altre esperienze di cooperazione che la fondazione ha realizzato. Non potrà e non dovrà rimanere ancorata esclusivamente alle forme che abbiamo tradizionalmente applicato ma potrà e dovrà sperimentare soluzioni nuove (e già si è iniziato in alcuni casi) Essa resta tuttavia, al di là dello strumento, un valore irrinunciabile su cui fondare il cuore della nostra proposta progettuale
I comitati: sono la modalità organizzativa su cui  si è costruita la fondazione attuando un principio di mutualità e sussidiarietà che è insieme potente e fecondo. Al di là delle difficoltà, che tutti conosciamo e abbiamo probabilmente sperimentato, i comitati sono il luogo dove si esercita la partecipazione, dove si riconoscono ruoli e vocazioni specifiche, dove nascono idee e si sviluppano reti di relazione. Non solo dunque soluzione gestionale ma spazio di democrazia e di costruzione di politiche perché di questo si tratta, sia che si parli di una nazione che di una associazione.
In quanto tale è un elemento che non va perso ma curato e valorizzato, tanto più quanto più  si vogliano sviluppare strumenti tecnici e centralizzati (come sono le sedi all'estero o gli uffici della Fondazione Nazionale). Tanto più quanto più li si pensa non solo come unità  singole ed indipendenti ma come la base di aggregazioni territoriali. L'associazione lombarda e quella trentina rappresentano, anche nel mondo delle ONG, esperienze attuali che la fondazione ha anticipato, capaci potenzialmente di valorizzare il territorio come soggetto protagonista di iniziative di cooperazione. La sfida, non semplice, è quella di riuscire a coordinare un indispensabile lavoro di pianificazione comune con le diverse caratteristiche e i diversi vincoli delle realtà regionali ma questo deve essere un obiettivo strategico per la Fondazione.
La sede di Minsk: è un'esperienza la cui importanza deve andare al di là della sua natura di ufficio tecnico e logistico. Dobbiamo potenziarne la funzione di coordinamento delle attività di solidarietà ma anche di sviluppo delle idee progettuali e di definizione delle linee strategiche ed è soprattutto un'esperienza da analizzare e ripetere anche in altri contesti geografici se vogliamo aumentare la qualità dei nostri interventi.
Sono solo alcuni spunti ma da qui, credo, si debba partire con il coraggio di cambiare e con la fedeltà a un ideale che è, insieme all'amicizia e nonostante i limiti di ciascuno di noi e collettivi, la vera forza del nostro lavoro.

Umberto Salvi

Lunedì, 12 Dicembre 2011 11:11

Relazione M. Ferraresi: Area America Latina

Nel corso dell’anno 2011, all’interno delle linee guida della Fondazione individuate dal CdA, ossia PROMOZIONE, PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE, l’area dell’America Latina si colloca nell’ambito della programmazione e dello sviluppo, con l’ambizioso obbiettivo dichiarato anche da una parte del titolo del Convegno: “ …Mondialità: lo sguardo proteso oltre il confine”, ossia oltre il confine di casa nostra, come la Fondazione fa da ormai vent’anni. Confine che però si amplia ulteriormente e che ci ha permesso di essere riconosciuti come O.N.G. Programmazione e sviluppo, quindi,  che ci portano a guardare anche all’America Latina e alla sua realtà, in particolare al Brasile e all’Ecuador.

Per quanto concerne l’ECUADOR, dove operiamo dal 2008,  abbiamo rivolto la nostra attenzione alla comunità di Chilcapamba, città di Cuenca, che  sorge a circa 2.500 metri di altezza, nella parte meridionale delle Ande ecuadoriane. Nonostante le notevoli potenzialità economiche del Paese dovute alla ricchezza di risorse minerarie, soprattutto petrolio, che però vengono sfruttate da pochissime imprese locali e molte compagnie straniere, la popolazione non ne riceve sostanziali benefici e vive in condizioni di disagio e di povertà. L’economia della città di Cuenca si basa principalmente sull'agricoltura e sull'industria ad essa collegata e per tale ragione forte è stato il flusso emigratorio che ha avuto tra le sue conseguenze l’affidamento dei numerosi minori a terzi, con gravi conseguenze sia sul piano affettivo che educativo.
Dati recenti elaborati dalla DNSPI (Direccion Nacional de Salud de los Pueblos Indigenas) rivelano che in Ecuador il 57% dei bambini in età compresa tra uno e quattro anni soffre di denutrizione. Sempre la stessa fonte attesta che il 42% delle donne intervistate afferma di aver subito la perdita prematura di un figlio. Altrettanto critica è la situazione delle scuole, numerosissime nei grandi centri, ma fortemente carenti nelle periferie  e caratterizzate da personale non sempre specializzato.
A tutto ciò si unisce la condizione sociale, famigliare ed economica che non permette a molte famiglie di accedere ai centri educativi sia per le risorse economiche limitate, sia per la condizione di madri sole o per disintegrazione famigliare.
Da quanto è emerso, l’obbiettivo primario che ci si è posti è stato quello di fornire un’alternativa educativa che offra appoggio adatto a questi bambini/e, adolescenti e per – adolescenti attraverso strutture che contemplino programmi fondati sulle necessità, diritti, capacità e opportunità dei bambini stessi, i quali potranno, in tal modo, raggiungere uno sviluppo integrato quanto più completo. Da queste considerazioni nasce il progetto rivolto al Centro CESPAP (CENTRO DI STIMOLAZIONE PRECOCE ED APPOGGIO PSICOPEDAGOGICO) che, come molti di voi già sanno, ha lo scopo di offrire in particolare ai bambini, ma anche ai per- adolescenti e adolescenti a rischio educativo e non, uno sviluppo del livello di apprendimento e di adattamento alla quotidianità, al fine di permettere loro l’integrazione in tutti gli ambiti della vita, educazione, salute, lavoro. Ossia si vuole ottenere una sorta di “presa in cura” complessiva del bambino /adolescente, dal punto di vista  educativo- cognitivo, sanitario, nutrizionale, comportamentale mediante una equipe multi disciplinare con esperienza e conoscenza, specializzata nell’utilizzo di programmi di integrazione, sviluppo e diffusione di sistemi educativi all’interno della comunità.
L’impegno della Fondazione nei confronti del CESPAP si è concretizzato anche attraverso il progetto di installazione di un impianto fotovoltaico, realizzata grazie ad un finanziamento della Regione Umbria del 2010, con lo scopo di rendere il Centro autosufficiente da un punto di vista energetico, consentendogli anche un notevole risparmio economico. Per poter ampliare l’intervento in Ecuador stiamo per presentare il progetto ad un bando della CEI.

In questo ambito di programmazione e di sviluppo non ci siamo fermati all’Ecuador, ma si è voluta avviare anche l’attività inerente il Brasile, a partire dalla quasi decennale collaborazione con l’associazione Rete Speranza Onlus, e questo in ottemperanza a quanto dice lo statuto del Centro Studi, ossia il favorire il partenariato tra associazioni.
Il Brasile è sicuramente una realtà complessa e la nostra attenzione si è rivolta allo Stato del Paranà, collocato a sud del Brasile, nella città di Curitiba, capitale dello Stato che, con i suoi circa 1.800.000 abitanti, è il più grande Municipio del sud del Brasile. E’ situata a circa 1.000 metri sul livello del mare e a circa 100 chilometri dalla costa dell’Atlantico. È considerata la "capitale" ecologica del Brasile ed è la città con più aree verdi al mondo, grazie ai suoi 55 metri quadri per persona. Curitiba rappresenta un esempio pratico di una città ecologica e che dà reale valore all'ecosistema. Curitiba, però, è anche la città del grande divario sociale presente in gran parte del Brasile: ad un centro città lussureggiante e “occidentale”, quindi “ricco”, si contrappongono le zone delle periferie e dei Municipi dell’hinterland, connotate da situazioni di povertà ed indigenza estremi dove la sporcizia, l’abbandono, la violenza familiare, lo spaccio e il consumo di droga nonché la delinquenza minorile e la delinquenza organizzata la fanno da padroni.
Secondo i dati dell’IBGE, in Curitiba e Regione Metropolitana vivono circa 288.000 persone di età fra 15 e 19 anni e circa 306.000 persone di età tra i 19 e 24 anni, molti dei quali si trovano in condizioni di rischio sociale e rappresentano i potenziali destinatari delle nostre attività.
L’area periferica e la regione metropolitana sono caratterizzate da un crescente numero di “favelas” che contrastano con il crescente numero di abitazioni residenziali. Notevole è la presenza di abitazioni illegali in aree di invasione, la cui occupazione è avvenuta ad opera di famiglie emigrate dall’interno del Paranà e da altri Stati che, sprovviste di risorse, si installarono in queste aree. Ci troviamo quindi dinnanzi ad una popolazione che, a causa di una condizione sociale molto carente (bassa autostima, ignoranza e isolamento) sommata a caratteristiche culturali differenziate (basso livello di scolarità e mancanza di qualificazione professionale), non trova collocazione nel mondo del lavoro. L’obbiettivo che ci si è posti è, quindi, quello di aiutare le famiglie più carenti intervenendo sulla condizione delle donne e sulla valorizzazione degli adolescenti, con lo scopo di promuovere lo sviluppo integrale della persona attraverso l’approfondimento della realtà di ogni individuo, il rafforzamento dell’autostima, l’apprendimento e la qualificazione professionale e umana al fine di sviluppare le relazioni sociali nel nucleo familiare e nella comunità di appartenenza, l’auto-sospettabilità dell’individuo e della propria famiglia.
Da questo obbiettivo nasce il partenariato con Rete Speranza, che è però iniziato nell’ormai lontano 2002 attraverso le Adozioni Internazionali in Bielorussia: progetto nato dalla profonda amicizia tra il Dott. Pacifici e il Presidente Rota, nell’intento di dare risposta alle numerose famiglie, della Fondazione e non, che intraprendevano questo percorso. La Fondazione ha messo a disposizione la ventennale esperienza in terra bielorussa e la responsabile , Olga Ganja, mentre Rete Speranza la sua professionalità e la sua conoscenza inerente le adozioni acquisita nell’attività svolta in Brasile fin dal 1988. Ma le affinità, che ci hanno portato a sedimentare il partenariato tra le due  organizzazioni, sono particolarmente evidenti nella progettualità e anche queste partono da lontano.
Nel concreto il presidente Rota di Rete Speranza si prefissò l’obiettivo di aiutare i ragazzi che non avevano la fortuna di trovare una nuova famiglia attraverso l’adozione, nonché, in una visione più ampia, di cercare di eliminare alla radice il fenomeno dell’abbandono e della violenza su donne e minori, attraverso la promozione personale e sociale dell’individuo. Per realizzare questo obbiettivo, grazie alle donazioni di volontari, venne realizzato a Curitiba un Centro Professionale per giovani ed adolescenti di basso reddito, con l’obiettivo di puntare all’insegnamento di una professione e, sopratutto alla formazione umana e sociale. Il 21 agosto 1993, fu inaugurata la prima parte del Centro, dando inizio ai primi corsi: panificazione, meccanica, elettricità, idraulico. Il Dott. Pacifici prese spunto dalla Scuola Professionale brasiliana per riadattarla alla ben nota realtà bielorussa e renderla fattibile presso gli Internat attraverso il progetto Scuola Fabbrica in Bielorussia. Quindi progetti distanti geograficamente, ma perfettamente speculari nell’obbiettivo, ossia quello di rivolgere particolare attenzione agli adolescenti, soprattutto nell’aiutarli a trovare una loro strada, soprattutto professionale.
Anche la visione della promozione allo Sviluppo è comune alla Fondazione e a Rete Speranza, tanto da considerare l’istruzione e la formazione professionali come pedane di lancio non solo per i nostri ragazzi, ma anche per le loro famiglie, laddove ci sono, e le realtà locali in cui vivono. In Brasile diversi progetti sono partiti con l’intento di dare impulso all’imprenditoria, femminile in particolare; infatti è importante imparare un mestiere, ma se poi non trovo lavoro o se non so metterlo a frutto non  mi serve a nulla; ecco perché, anche in Bielorussia, si è pensato alla costituzione di un’ equipe tecnica che comprenda anche un mediatore del lavoro e la realizzazione di stages in aziende. La differenza più significativa che ci troviamo ad affrontare è forse quella politico economica, ossia: in Brasile è molto più semplice pensare alla costituzione di cooperative e all’avvio di attività in proprio, mentre non lo è affatto in Bielorussia, ma l’esperienza brasiliana ci è di stimolo per ottenere gli stessi risultati anche in Bielorussia.
Da queste ragioni nasce, quindi, l’impegno del Centro Studi a sostenere i progetti di sviluppo in Brasile tramite la presentazione di Bandi mirati alla realtà brasiliana: in partenariato abbiamo infatti appena presentato un progetto alla Commissione Europea e siamo pronti a presentarne un altro alla CEI.

Vorrei concludere il mio intervento ringraziandovi per l’enorme lavoro che svolgete e che tramite l’attività del Centro Studi sto imparando a conoscere e, sinceramente, ad ammirare. Vorrei anche ringraziare la squadra di lavoro delle sede di Terni per gli incoraggiamenti e i suggerimenti preziosi che ci danno, nonché l’importante memoria inerente a tutte le attività della Fondazione, in particolare Luciano Braconi e Sandro Bernardi, Marcello Giuli e Aldo Cicoria; ed ultimi, ma non meno importanti, il presidente Rota, per avermi “imbrigliato” nella Rete brasiliana quando ancora ero fresca di laurea e per avermi poi coinvolto nel progetto delle adozioni in Bielorussia, e il dott. Pacifici per avermi “arruolato” in quest’avventura e per avermi aiutato, in momenti non sempre facili con la Bielorussia, a sperare contro ogni speranza in tutti questi anni.

Repubblica di Belarus
Ente d’istruzione
“Università statale di Grodno intitolato a Yanka Kupala”
Fridel Yulia


Buon giorno!!!
Vorrei cominciare dalle parole di ringraziamente nei confronti della Fondazione “Aiutiamoli a vivere”. Tante grazie a voi per l’aiuto finanziario che ricevevo durante 5 anni di studi all’Università statale di Grodno intitolato a Yanka Kupala. Grazie anche per la possibilità di aver partecipato al Forum degli studenti “Adozione a distanza” svolto il 27-28 giugno del 2011 a Minsk.
Grazie anche all’ente dell’istruzione “Università statale bielorussa di medicina” e alla fondazione “Aiutiamoli a vivere” per il programma molto interessante ed informativo del Forum degli studenti “Adozione a distanza” che ha dato la possibilità agli studenti di conoscersi, di discutere su vari argomenti e di scambiarsi dell’esperienza.
Visto che io, la rappresentante dell’Università statale di Grodno intitolato a Yanka Kupala, ho vinto il premio “Studente dell’anno”, mi fa un onore di invitare tutti i presenti al forum “Adozione a distanza” che si svolgerà nel mese di maggio del 2012 a Grodno, la Repubblica di Belarus.
“Costituzione dei comitati della Fondazione Aiutiamoli a vivere nella Repubblica di Belarus è opera degli studenti universitari, la prova che il volontariato può assumere la forma di cooperazione spontanea per creare i presupposti per lo sviluppo della democrazia e della libertà”

 

All’Università di Grodno intitolato a Yanka Kupala sono state create tutte le condizioni necessarie per garantire ad ogni studente la possibilità di rivelare e realizzare le loro abilità ed interessi, farsi valere in diversi settori delle attività e ad impegnarsi attivamente nella vita sociale dell'università.
Negli ultimi anni circa 70 studenti orfani e lo stesso numero di persone disabili frequentano l’università di Grodno. Il comitato sindacale degli studenti nel lavoro con questi studenti conduce una politica sociale attiva: dalla consulenza alle questioni di cofinanziamento e assistenza fisica.
Con l’appoggio del comitato sindacale gli studenti della nostra università ogni anno fanno un’ azione “Aiutiamo il Babbo Natale” nell’ambito di cui gli studenti insieme ai professori rispondono alle lettere dei bambini – educandi degli orfanotrofi della regione di Grodno inviate all’indirizzo di Babbo Natale.
Grazie alla collaborazione con gli istituti è stato effettuato il monitoraggio in tutta la regione di Grodno con lo scopo di evidenziare il ruolo della fondazione nel formare l’atteggiamento verso la vita degli allievi degli istituti che fanno la vacanza terapeutica. I risultati sono seguenti:
-la partecipazione nel programma di risanamento influisce positivamente sullo sviluppo dell’atteggiamento degli allievi verso i settori della vita più importanti e favorisce il loro adattamento sociale , lo sviluppo della personalità, l’attività produttiva in tutti i settori. Bisogna particolarmente notare la crescita della fiducia dei bambini verso la società che per loro sono gli educatori e le famiglie affidatarie. Questo aumenta notevolmente l’efficacia dell’educazione, dei provvedimenti mirati all’adattamento sociale dei bambini in difficoltà, degli sforzi sulla loro preparazione per la vita indipendente;
-ci sono i fattori che riducono l’efficacia positiva della partecipazione nel programma di risanamento: è il ritorno agli studi dove incontrano le esigenze alte da parte dei maestri che trasmettono anche sugli allievi il loro atteggiamento pessimistico sulla situazione. Bisogna prendere in considerazione nel programma di risanamento i termini dell’adattamento dei ragazzi verso la loro solita vita ed elaboarare i provvedimenti  che permetteranno di farli vivere questo periodo meno dolorosamente. Bisogna prestare più attenzione ai bambini più piccoli.
Basandosi sulla collaborazione che si è creata nella nostra e altre università della Repubblica di Belarus con le quali collabora la fondazione ritengo possibile la costituzione dei comitati della fondazione Aiutiamoli a vivere nella Repubblica di Belarus sulla base dei comitati sindacali degli studenti di ogni università oppure utilizzare la rete articolata dei sindacati dei lavoratori del sistema d’istruzione della Repubblica di Belarus per costituire i comitati o rappresentanze locali.
Vi ringrazio per l’attenzione, sono disponibile a rispondere alle vostre domande e sentire le vostre proposte...
A mio nome ed a nome dell’Università esprimo tanta gratitudine nei confronti della Fondazione “Aiutiamoli a vivere”.

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