Martedì, 13 Dicembre 2011 11:51

Riflessione di Padre Vincenzo Bella

Avrei dovuto rispondere a Sandro durante la seduta del Convegno, al quale per motivi di un lutto famigliare non ho potuto partecipare, ma mi accingo ora con queste brevi note.
Sapevo precedentemente del suo intervento e del problema che avrebbe toccato e rispettando la sua libertà nella amicizia che ci lega avevo previsto il mio intervento senza rispondere subito a lui mentre mi trovavo davanti la sua scrivania.
Essendo il suo intervento in sala Convegni era giusto dare la risposa nella medesima sala.
Il problema suscitato da Sandro nel finale della sua Relazione, è un problema antico quanto l’uomo: il problema del  male e la provvidenza, la giustizia e l’amore di Dio.
Non è nuovo; noi non siamo più intelligenti di coloro che ci hanno preceduto nella storia perché abbiamo fatto grandi progressi scientifici. Nella letteratura antica dell’Egitto, dei Sumeri, dei Greci (si vedano alcune tragedie greche e filosofi) e nella lettura biblica il problema è affrontato e non risolto o risolto in parte.
Il libro di Giobbe inserito nella Bibbia, e per questo ispirato, affronta il problema dando una risposta, che non è tuttavia una risposta come lo avremmo desiderato, mettendoci dinnanzi la trascendenza di Dio e la limitatezza umana.
Giobbe, uomo giusto, soffre prima per la perdita dei suoi beni, poi per la perdita dei suoi figli, infine per la perdita della sua salute a causa di una malattia dolorosa e ripugnante. Tutto accetta con rassegnazione e pazienza, ma poi, sollecitato da alcuni interventi di amici che lo vogliono accusare come se egli stesso sia stato causa dei suoi mali, sbotta e presenta a Dio la sua buona condotta aspettando una risposta:

 “… avevo stretto con gli occhi un patto,  di non fissare neppure una vergine.
Che parte mi assegna Dio di lassù
e che porzione mi assegna l’Onnipotente dall’alto?
Non è forse la rovina riservata all’iniquo
e la sventura di chi compie il male?
Non vede egli la mia condotta
e non conta tutti i miei passi?
Se ho agito con falsità
e il mio piede si è affrettato verso la frode,
mi pesi pure sulla bilancia della giustizia
e Dio riconoscerà la mia integrità.
Se il mio passo è andato fuori strada
e il mio cuore ha seguito i miei occhi,
se alla mia mano si è attaccata la sozzura,
io semini e un altro ne mangi il frutto …


se ho negato i diritti del mio schiavo
e della schiava in lite con me
che farei, quando Dio si alzerà,
e quando farà l’inchiesta che risponderei?
Chi ha fatto me nel seno materno, non ha fatto anche lui?
Non fu lo stesso a formarci nel seno?
Mai ho rifiutato quanto brama il povero,
ne ho lasciato languire gli occhi della vedova.
Mai da solo ho mangiato il mio tozzo di pane,
senza che ne mangiasse l’orfano,
poiché Dio, come un padre, mi ha allevato fin dall’infanzia
e fin dal ventre di mia madre mi ha guidato.
Se mai ho visto un misero privo di vesti
o un povero che non aveva di che coprirsi
e non hanno dovuto benedirmi i suoi fianchi
o con la lana dei miei agnelli non si è riscaldato;
se contro un innocente ho alzato la mano
perché vedevo alla porta chi mi spalleggiava,
mi si spacchi la spalla dalla nuca
e si rompa al gomito il mio braccio
perché mi incute timore la mano di Dio
e davanti alla sua maestà non posso resistere.
Se ho riposto la mia speranza nell’oro
e all’oro fino ho detto “tu sei la mia fiducia”,
se godevo perché grandi erano i miei beni
e guadagnava molto la mia mano …”( cap.31)
“…  ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!.. “(cap.31,35)
“… il Signore disse a Giobbe:
il censore vorrà ancora competere con l’onnipotente?
L’accusatore di Dio risponda!..”
Le parole di Dio fanno riferimento a quanto scritto precedentemente nei capitoli 38 e 39 alle quali parole Giobbe risponde così:
“.. ecco, sono ben meschino, che ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca,
ho parlato una volta, ma non replicherò,
ho parlato due volte, ma non continuerò.”

Il Signore ha accolto “la sfida con Giobbe” e lo ha elogiato, donandogli nuovamente figli, salute e beni, però non ha risposto al suo problema. Davanti a Dio noi povere creature non possiamo arrivare dove arrivano i disegni di Dio.
Ho soltanto esposto molto brevemente quanto viene espresso nel libro di Giobbe. Da questo sito vorrei farvi giungere un caldo invito, molto cordiale, a leggere tutto il libro per assaporarne non soltanto la bellezza letteraria ma soprattutto il contenuto nelle sue molteplici parti.
Quando ci troviamo davanti ad avvenimenti a noi incomprensibili, non perdiamo la fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Dio ci ama sempre, anche quando non possiamo raggiungere la sua trascendenza.
La preghiera, apparentemente assurda, ma profonda e di Fede, del pio israelita che pronuncia prima di entrare nella camera a gas di un campo di concentramento ci sia di sostengo, sempre.

"Dio d'Israele, hai fatto il possibile perché io non credessi in te.

Qualora tu pensassi di riuscire a farmi deviare dalla mia via, ebbene io ti dico, Dio mio, Dio dei miei padri...non ci riuscirai!

Mi puoi percuotere, togliermi quanto di più prezioso e caro ho sulla terra, mi puoi tormentare a morte, ma io crederò sempre in te. Ti amerò sempre.

Muoio come sono vissuto, credendo fermamente in te."


Padre Vincenzo Bella

 

Vuoi Sostenere le nostre Attività ?

Scopri Cosa Puoi Fare

1992 - 2011 © Fondazione Aiutiamoli a Vivere O.N.G.