19 anni di storia, 40.000 bambini ospitati, 150 comitati, 4 (Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Trentino) realtà regionali costituitesi come organizzazioni indipendenti, 15 progetti in corso, 5 paesi toccati da iniziative di solidarietà (Italia, Bielorussia, Congo, Equador, Giappone).
Questi sono i numeri della nostra fondazione; essi descrivono una storia e disegnano l'immagine di un presente la cui migliore testimonianza di vitalità è la sala di questo convegno. Ma sono anche la base per immaginare il futuro, uno sforzo che insieme siamo chiamati a realizzare.
Viviamo un momento difficile sotto tanti punti di vista. Siamo nel mezzo di una crisi che non è solo economica ma culturale e di valori o forse, più propriamente, spirituale.
La viviamo nel nostro paese, vittima non solo di sempre più precari parametri economici ma di una progressiva perdita di qualità della vita politica, da qualunque lato la si guardi.
La viviamo in Europa e la drammatica congiuntura del paese a cui più siamo legati, la Bielorussia, benché conseguenza di fattori in parte diversi da quelli degli altri paesi europei, ne è una preoccupante immagine.
La viviamo nel mondo, testimoniata da tanti elementi: i disastri ambientali come quello di Fukushima, le crisi sociali come quelle dei paesi mediterranei, o quelle umanitarie dei paesi dell'africa subsahariana.
Per forza o per scelta ne siamo e sempre più ne saremo, come persone, famiglie, comitati, fondazione, coinvolti. Per le sfide che abbiamo di fronte abbiamo iniziato ad attrezzarci, aprendo nuove iniziative, chiedendo e ottenendo l'idoneità come ONG, ripensando alle forme organizzative ma soprattutto, oggi, interrogandoci insieme sul nostro futuro.
Perché, al di là degli strumenti, pur indispensabili, sono le idee e quindi le persone che le esprimono e lo Spirito che le suscita, il vero patrimonio che ci permette di disegnare degli scenari nuovi.
Proverò a delineare alcuni elementi che ritengo importanti per avviare questa riflessione.
Qualunque siano le linee di programmazione futura queste devono discendere dalla “missione” della nostra fondazione e dai risultati più importanti di questi 20 anni di storia.
L'aiuto all'infanzia: la fondazione nasce per “ l'elaborazione, promozione, realizzazione di progetti di solidarietà sociale ............ nei confronti di quanti siano in condizioni di bisogno e di sofferenza, in modo particolare dei bambini che si trovano in precarie condizioni di salute e in gravi difficoltà economiche e di assistenza”.
Questa che è la motivazione di fondo della sua esistenza non necessariamente deve rimanere confinata alla Bielorussia ma ad essa è importante restare fedeli, declinandola nelle varie accezioni e nei diversi contesti.
L'accoglienza: è stata e deve continuare ad essere la principale forma di solidarietà e il motore di tutte le altre esperienze di cooperazione che la fondazione ha realizzato. Non potrà e non dovrà rimanere ancorata esclusivamente alle forme che abbiamo tradizionalmente applicato ma potrà e dovrà sperimentare soluzioni nuove (e già si è iniziato in alcuni casi) Essa resta tuttavia, al di là dello strumento, un valore irrinunciabile su cui fondare il cuore della nostra proposta progettuale
I comitati: sono la modalità organizzativa su cui si è costruita la fondazione attuando un principio di mutualità e sussidiarietà che è insieme potente e fecondo. Al di là delle difficoltà, che tutti conosciamo e abbiamo probabilmente sperimentato, i comitati sono il luogo dove si esercita la partecipazione, dove si riconoscono ruoli e vocazioni specifiche, dove nascono idee e si sviluppano reti di relazione. Non solo dunque soluzione gestionale ma spazio di democrazia e di costruzione di politiche perché di questo si tratta, sia che si parli di una nazione che di una associazione.
In quanto tale è un elemento che non va perso ma curato e valorizzato, tanto più quanto più si vogliano sviluppare strumenti tecnici e centralizzati (come sono le sedi all'estero o gli uffici della Fondazione Nazionale). Tanto più quanto più li si pensa non solo come unità singole ed indipendenti ma come la base di aggregazioni territoriali. L'associazione lombarda e quella trentina rappresentano, anche nel mondo delle ONG, esperienze attuali che la fondazione ha anticipato, capaci potenzialmente di valorizzare il territorio come soggetto protagonista di iniziative di cooperazione. La sfida, non semplice, è quella di riuscire a coordinare un indispensabile lavoro di pianificazione comune con le diverse caratteristiche e i diversi vincoli delle realtà regionali ma questo deve essere un obiettivo strategico per la Fondazione.
La sede di Minsk: è un'esperienza la cui importanza deve andare al di là della sua natura di ufficio tecnico e logistico. Dobbiamo potenziarne la funzione di coordinamento delle attività di solidarietà ma anche di sviluppo delle idee progettuali e di definizione delle linee strategiche ed è soprattutto un'esperienza da analizzare e ripetere anche in altri contesti geografici se vogliamo aumentare la qualità dei nostri interventi.
Sono solo alcuni spunti ma da qui, credo, si debba partire con il coraggio di cambiare e con la fedeltà a un ideale che è, insieme all'amicizia e nonostante i limiti di ciascuno di noi e collettivi, la vera forza del nostro lavoro.
Umberto Salvi


















