Nel corso dell’anno 2011, all’interno delle linee guida della Fondazione individuate dal CdA, ossia PROMOZIONE, PROGRAMMAZIONE E ORGANIZZAZIONE, l’area dell’America Latina si colloca nell’ambito della programmazione e dello sviluppo, con l’ambizioso obbiettivo dichiarato anche da una parte del titolo del Convegno: “ …Mondialità: lo sguardo proteso oltre il confine”, ossia oltre il confine di casa nostra, come la Fondazione fa da ormai vent’anni. Confine che però si amplia ulteriormente e che ci ha permesso di essere riconosciuti come O.N.G. Programmazione e sviluppo, quindi, che ci portano a guardare anche all’America Latina e alla sua realtà, in particolare al Brasile e all’Ecuador.
Per quanto concerne l’ECUADOR, dove operiamo dal 2008, abbiamo rivolto la nostra attenzione alla comunità di Chilcapamba, città di Cuenca, che sorge a circa 2.500 metri di altezza, nella parte meridionale delle Ande ecuadoriane. Nonostante le notevoli potenzialità economiche del Paese dovute alla ricchezza di risorse minerarie, soprattutto petrolio, che però vengono sfruttate da pochissime imprese locali e molte compagnie straniere, la popolazione non ne riceve sostanziali benefici e vive in condizioni di disagio e di povertà. L’economia della città di Cuenca si basa principalmente sull'agricoltura e sull'industria ad essa collegata e per tale ragione forte è stato il flusso emigratorio che ha avuto tra le sue conseguenze l’affidamento dei numerosi minori a terzi, con gravi conseguenze sia sul piano affettivo che educativo.
Dati recenti elaborati dalla DNSPI (Direccion Nacional de Salud de los Pueblos Indigenas) rivelano che in Ecuador il 57% dei bambini in età compresa tra uno e quattro anni soffre di denutrizione. Sempre la stessa fonte attesta che il 42% delle donne intervistate afferma di aver subito la perdita prematura di un figlio. Altrettanto critica è la situazione delle scuole, numerosissime nei grandi centri, ma fortemente carenti nelle periferie e caratterizzate da personale non sempre specializzato.
A tutto ciò si unisce la condizione sociale, famigliare ed economica che non permette a molte famiglie di accedere ai centri educativi sia per le risorse economiche limitate, sia per la condizione di madri sole o per disintegrazione famigliare.
Da quanto è emerso, l’obbiettivo primario che ci si è posti è stato quello di fornire un’alternativa educativa che offra appoggio adatto a questi bambini/e, adolescenti e per – adolescenti attraverso strutture che contemplino programmi fondati sulle necessità, diritti, capacità e opportunità dei bambini stessi, i quali potranno, in tal modo, raggiungere uno sviluppo integrato quanto più completo. Da queste considerazioni nasce il progetto rivolto al Centro CESPAP (CENTRO DI STIMOLAZIONE PRECOCE ED APPOGGIO PSICOPEDAGOGICO) che, come molti di voi già sanno, ha lo scopo di offrire in particolare ai bambini, ma anche ai per- adolescenti e adolescenti a rischio educativo e non, uno sviluppo del livello di apprendimento e di adattamento alla quotidianità, al fine di permettere loro l’integrazione in tutti gli ambiti della vita, educazione, salute, lavoro. Ossia si vuole ottenere una sorta di “presa in cura” complessiva del bambino /adolescente, dal punto di vista educativo- cognitivo, sanitario, nutrizionale, comportamentale mediante una equipe multi disciplinare con esperienza e conoscenza, specializzata nell’utilizzo di programmi di integrazione, sviluppo e diffusione di sistemi educativi all’interno della comunità.
L’impegno della Fondazione nei confronti del CESPAP si è concretizzato anche attraverso il progetto di installazione di un impianto fotovoltaico, realizzata grazie ad un finanziamento della Regione Umbria del 2010, con lo scopo di rendere il Centro autosufficiente da un punto di vista energetico, consentendogli anche un notevole risparmio economico. Per poter ampliare l’intervento in Ecuador stiamo per presentare il progetto ad un bando della CEI.
In questo ambito di programmazione e di sviluppo non ci siamo fermati all’Ecuador, ma si è voluta avviare anche l’attività inerente il Brasile, a partire dalla quasi decennale collaborazione con l’associazione Rete Speranza Onlus, e questo in ottemperanza a quanto dice lo statuto del Centro Studi, ossia il favorire il partenariato tra associazioni.
Il Brasile è sicuramente una realtà complessa e la nostra attenzione si è rivolta allo Stato del Paranà, collocato a sud del Brasile, nella città di Curitiba, capitale dello Stato che, con i suoi circa 1.800.000 abitanti, è il più grande Municipio del sud del Brasile. E’ situata a circa 1.000 metri sul livello del mare e a circa 100 chilometri dalla costa dell’Atlantico. È considerata la "capitale" ecologica del Brasile ed è la città con più aree verdi al mondo, grazie ai suoi 55 metri quadri per persona. Curitiba rappresenta un esempio pratico di una città ecologica e che dà reale valore all'ecosistema. Curitiba, però, è anche la città del grande divario sociale presente in gran parte del Brasile: ad un centro città lussureggiante e “occidentale”, quindi “ricco”, si contrappongono le zone delle periferie e dei Municipi dell’hinterland, connotate da situazioni di povertà ed indigenza estremi dove la sporcizia, l’abbandono, la violenza familiare, lo spaccio e il consumo di droga nonché la delinquenza minorile e la delinquenza organizzata la fanno da padroni.
Secondo i dati dell’IBGE, in Curitiba e Regione Metropolitana vivono circa 288.000 persone di età fra 15 e 19 anni e circa 306.000 persone di età tra i 19 e 24 anni, molti dei quali si trovano in condizioni di rischio sociale e rappresentano i potenziali destinatari delle nostre attività.
L’area periferica e la regione metropolitana sono caratterizzate da un crescente numero di “favelas” che contrastano con il crescente numero di abitazioni residenziali. Notevole è la presenza di abitazioni illegali in aree di invasione, la cui occupazione è avvenuta ad opera di famiglie emigrate dall’interno del Paranà e da altri Stati che, sprovviste di risorse, si installarono in queste aree. Ci troviamo quindi dinnanzi ad una popolazione che, a causa di una condizione sociale molto carente (bassa autostima, ignoranza e isolamento) sommata a caratteristiche culturali differenziate (basso livello di scolarità e mancanza di qualificazione professionale), non trova collocazione nel mondo del lavoro. L’obbiettivo che ci si è posti è, quindi, quello di aiutare le famiglie più carenti intervenendo sulla condizione delle donne e sulla valorizzazione degli adolescenti, con lo scopo di promuovere lo sviluppo integrale della persona attraverso l’approfondimento della realtà di ogni individuo, il rafforzamento dell’autostima, l’apprendimento e la qualificazione professionale e umana al fine di sviluppare le relazioni sociali nel nucleo familiare e nella comunità di appartenenza, l’auto-sospettabilità dell’individuo e della propria famiglia.
Da questo obbiettivo nasce il partenariato con Rete Speranza, che è però iniziato nell’ormai lontano 2002 attraverso le Adozioni Internazionali in Bielorussia: progetto nato dalla profonda amicizia tra il Dott. Pacifici e il Presidente Rota, nell’intento di dare risposta alle numerose famiglie, della Fondazione e non, che intraprendevano questo percorso. La Fondazione ha messo a disposizione la ventennale esperienza in terra bielorussa e la responsabile , Olga Ganja, mentre Rete Speranza la sua professionalità e la sua conoscenza inerente le adozioni acquisita nell’attività svolta in Brasile fin dal 1988. Ma le affinità, che ci hanno portato a sedimentare il partenariato tra le due organizzazioni, sono particolarmente evidenti nella progettualità e anche queste partono da lontano.
Nel concreto il presidente Rota di Rete Speranza si prefissò l’obiettivo di aiutare i ragazzi che non avevano la fortuna di trovare una nuova famiglia attraverso l’adozione, nonché, in una visione più ampia, di cercare di eliminare alla radice il fenomeno dell’abbandono e della violenza su donne e minori, attraverso la promozione personale e sociale dell’individuo. Per realizzare questo obbiettivo, grazie alle donazioni di volontari, venne realizzato a Curitiba un Centro Professionale per giovani ed adolescenti di basso reddito, con l’obiettivo di puntare all’insegnamento di una professione e, sopratutto alla formazione umana e sociale. Il 21 agosto 1993, fu inaugurata la prima parte del Centro, dando inizio ai primi corsi: panificazione, meccanica, elettricità, idraulico. Il Dott. Pacifici prese spunto dalla Scuola Professionale brasiliana per riadattarla alla ben nota realtà bielorussa e renderla fattibile presso gli Internat attraverso il progetto Scuola Fabbrica in Bielorussia. Quindi progetti distanti geograficamente, ma perfettamente speculari nell’obbiettivo, ossia quello di rivolgere particolare attenzione agli adolescenti, soprattutto nell’aiutarli a trovare una loro strada, soprattutto professionale.
Anche la visione della promozione allo Sviluppo è comune alla Fondazione e a Rete Speranza, tanto da considerare l’istruzione e la formazione professionali come pedane di lancio non solo per i nostri ragazzi, ma anche per le loro famiglie, laddove ci sono, e le realtà locali in cui vivono. In Brasile diversi progetti sono partiti con l’intento di dare impulso all’imprenditoria, femminile in particolare; infatti è importante imparare un mestiere, ma se poi non trovo lavoro o se non so metterlo a frutto non mi serve a nulla; ecco perché, anche in Bielorussia, si è pensato alla costituzione di un’ equipe tecnica che comprenda anche un mediatore del lavoro e la realizzazione di stages in aziende. La differenza più significativa che ci troviamo ad affrontare è forse quella politico economica, ossia: in Brasile è molto più semplice pensare alla costituzione di cooperative e all’avvio di attività in proprio, mentre non lo è affatto in Bielorussia, ma l’esperienza brasiliana ci è di stimolo per ottenere gli stessi risultati anche in Bielorussia.
Da queste ragioni nasce, quindi, l’impegno del Centro Studi a sostenere i progetti di sviluppo in Brasile tramite la presentazione di Bandi mirati alla realtà brasiliana: in partenariato abbiamo infatti appena presentato un progetto alla Commissione Europea e siamo pronti a presentarne un altro alla CEI.
Vorrei concludere il mio intervento ringraziandovi per l’enorme lavoro che svolgete e che tramite l’attività del Centro Studi sto imparando a conoscere e, sinceramente, ad ammirare. Vorrei anche ringraziare la squadra di lavoro delle sede di Terni per gli incoraggiamenti e i suggerimenti preziosi che ci danno, nonché l’importante memoria inerente a tutte le attività della Fondazione, in particolare Luciano Braconi e Sandro Bernardi, Marcello Giuli e Aldo Cicoria; ed ultimi, ma non meno importanti, il presidente Rota, per avermi “imbrigliato” nella Rete brasiliana quando ancora ero fresca di laurea e per avermi poi coinvolto nel progetto delle adozioni in Bielorussia, e il dott. Pacifici per avermi “arruolato” in quest’avventura e per avermi aiutato, in momenti non sempre facili con la Bielorussia, a sperare contro ogni speranza in tutti questi anni.


















