Progetti Scuola fabbrica

Dalla Scuola Fabbrica all’impresa Sociale

Dalla Scuola Fabbrica all’impresa Sociale

COSTRUIAMO IMPRESA SOCIALE INSIEME PER FARE IMPRESA SOCIALE

L’impresa sociale è un particolare tipo di impresa che opera nel settore non profit di

  • Tipo privato
  • Senza scopo di lucro,
  • Che esercita un’attività economica di utilità sociale.

L’IMPRESA SOCIALE NON SI REGGE SULLA BENEFICENZA.
Il fatto che un’organizzazione privata sia senza scopo di lucro ed abbia finalità sociali non vuol dire che può vivere esclusivamente di sussidi. L’impresa sociale va, infatti, considerata come un’impresa a tutti gli effetti, anche se con caratteristiche particolari.
Occorre, quindi, imparare come avviare una vera e propria iniziativa imprenditoriale, con tutti i rischi che ciò comporta. Infatti sono in tanti a tentare la strada del mettersi in proprio, ma sono anche in tanti a cessare l’attività in breve tempo: la “mortalità” delle nuove imprese nei primi due anni è molto alta.
La sperimentazione e l’accompagnamento al fare IMPRESA SOCIALE DOVRA’ PREVEDERE le seguenti fasi – obiettivo:

I FASE. Valutare le attitudini imprenditoriali;
II FASE. Definire l’idea imprenditoriale;
III FASE. Affrontare gli adempimenti burocratici;
IV FASE. Analizzare il mercato ed il prodotto/ servizio;
V FASE. Organizzare l’azienda;
VI FASE. Redigere il Piano d’Impresa;
VII FASE. Acquisire le informazioni mancanti.

I FASE: VALUTARE LE ATTITUDINI IMPRENDITORIALI
In questa prima fase occorre richiamare l’attenzione sul lavoro svolto dall’equipe del SAL (Servizio di Accompagnamento al Lavoro) nel ricercare tra gli studenti della “Scuola- Fabbrica” l’aspirante “Imprenditore Sociale”.
E’ importante valutare il profilo del candidato dal punto di vista:
• Psicologico (con riferimento sia alla “personalità imprenditoriale” che alla “personalità sociale) che si possiede;
• Tecnico (con riferimento al “mestiere specifico nel settore di attività prescelta).
Alcuni hanno doti naturali per essere imprenditori: ad esempio la resistenza allo stress. L’accettazione del rischio, la capacità di risolvere i problemi in modo creativo. Per operare nel sociale occorrono poi altre caratteristiche quali, ad esempio: la sensibilità, l’altruismo, la capacità di mettersi in relazione con gli altri. In questa fase è opportuno individuare i “punti forti” e i “punti deboli” della propria personalità imprenditoriale e sociale, valorizzando i primi e migliorando i secondi. Va comunque tenuto presente che alcune capacità possono essere apprese, anche attraverso la frequenza di adeguati corsi di formazione.
Il mestiere di Imprenditore Sociale si può, in parte, imparare.
Ci si chiede spesso se esistano “imprenditori nati”. In realtà per diventare imprenditori è necessario un processo di apprendimento che prevede studio ed applicazione sul campo come è stato fin qui realizzato con i corsi di formazione e con gli investimenti effettuati attraverso il Progetto “Scuola – Fabbrica”.
Non si può fare molto per cambiare la personalità, ma si può migliorare la capacità di dirigere un gruppo di lavoro, di “rischiare” consapevolmente, di negoziare, di essere più creativi; così come si può migliorare la capacità di essere più ricettivi, di stare con gli altri , di capire i punti di vista ed i problemi degli altri.

II FASE. DEFINIRE L’IDEA IMPRENDITORIALE
In generale, definire l’idea d’impresa è fondamentale. Una buona idea d’impresa non si può improvvisare. Non conta tanto la sua originalità quanto la sua realizzabilità.
Ciò significa che prima di decidere di offrire un qualsiasi bene o servizio occorre:

Scegliere beni e servizi di utilità sociale;
sapere cosa desidera l’utente;

E’ necessario partire dai suoi bisogni. E’ di fondamentale importanza produrre in base alle esigenze dell’utente e non proporre qualunque cosa (anche se di qualità) e poi cercare di venderla.
In conclusione, anche l’impresa sociale deve fare i conti con il mercato e con la concorrenza, visto che difficilmente l’impresa sociale che andremo a costruire sarà sola sul mercato nel settore in cui si è scelto di operare.
Un’altra cosa da fare, per verificare se la nostra idea è realizzabile, è quella di misurarne il rischio.
Non c’è impresa senza rischio: il pericolo che qualcosa vada male è connesso all’idea stessa di mettersi in proprio. Se il rischio non si può eliminare, lo si può tuttavia calcolare.
In questa fase può essere utile effettuare una prima analisi di pre – fattibilità, che consenta di valutare i “punti forti” e “punti deboli” dell’idea d’impresa (fattori di rischio), nonché di stimare il grado di rischio complessivo.
Proviamo ad individuare le questioni alle quali dare una risposta:
Gli aspiranti imprenditori hanno esperienze:

Significative di lavoro?
Hanno esperienza nel settore specifico?
Hanno esperienza di gestione aziendale?
Possono ricoprire ruoli chiave: direzione, produzione – erogazione – vendita di servizi o alcuni di questi?
I servizi offerti sono tradizionali e conosciuti o nuovi e non conosciuti?
Hanno un livello di know-how basso od elevato?
A parità di prezzo hanno un livello qualitativamente migliore allineato o peggiore rispetto a quello della concorrenza?
Gli standard qualitativi richiesti sono modesti o elevati?
Nel mercato di riferimento e nel settore scelto, a parità di qualità, i prezzi dei servizi che si effettueranno saranno inferiori, allineati o superiori a quelli della concorrenza?
Esistono esperienze di non profit concorrenti?
Esistono già utenti potenziali in numero sufficiente o l’utenza è da sviluppare completamente partendo da zero?
La localizzazione è prevista in una zona economicamente sviluppata e ricca di infrastrutture od è in un area in via di sviluppo?
Il personale necessario è prevalentemente non specializzato, facile da reperire e da addestrare o è altamente specializzato, di difficile reperimento e già addestrato?
Per la copertura finanziaria dell’investimento è possibile utilizzare risorse proprie o bisogna ricorrere finanziamenti bancari?
Le risorse proprie, più eventuali agevolazioni pubbliche, coprono l’intero fabbisogno per investimenti fissi e capitale circolante o coprono solo una minima parte degli investimenti fissi?

Se saremo in grado di dare una risposta a tutte queste domande, la nostra idea di impresa sociale comincerà a prendere corpo.

III FASE. AFFRONTARE GLI ADEMPIMENTI BUROCRATICI
A questo punto del percorso occorre occuparsi degli adempimenti burocratici che dipendono dalla scelta specifica della tipologia di società che andremo a costituire.
In primo luogo gli aspiranti imprenditori sociali devono verificare se possiedono i requisiti giuridici per acquisire la qualifica di impresa sociale.
In secondo luogo, gli aspiranti imprenditori sociali devono informarsi sugli adempimenti necessari per la costituzione, tenendo presente che variano notevolmente a secondo della forma giuridica adottata (associazione, consorzio, società etc.).
In terzo luogo devono trovare le informazioni giuste.

Sulle autorizzazioni da richiedere per ogni singola attività;
Sull’iter procedurale da seguire;
Sui formulari e la modulistica da compilare;
Sugli Enti a cui presentare le varie domande.

IV FASE. ANALIZZARE IL MERCATO ED IL PRODOTTO/SERVIZIO
La formula imprenditoriale appena abbozzata nelle fase precedenti deve essere, in questa fase, compiutamente definita.
Non siamo ancora pronti a far nascere la nostra impresa sociale.
Prima di procedere dobbiamo dare una risposta a tre grandi domande.
1. A chi vendere → quale mercato
2. Cosa vendere → quale prodotto o servizio
3. Come produrre → con quale struttura aziendale
Analizzare il mercato
Una buona conoscenza della domanda (reale e potenziale) è un presupposto indispensabile per chi intende mettersi in proprio.
E’ indispensabile:

Orientarsi al mercato. Comprendere le esigenze dell’utente e fare il possibile per soddisfarle,
Individuare il tipo di utenza a cui ci si rivolge perché, in ragione di ciò, può cambiare il modo di “presentarsi” ed il tipo di servizio che deve essere reso;
Analizzare il mercato potenziale: è sufficientemente grande? È in espansione? Ci sono molti concorrenti?

A tutti questi problemi può trovare soluzione l’attività di marketing.
Il marketing non serve a vendere qualsiasi cosa si produca, ma produrre ciò di cui il cliente/utente ha bisogno.
Si può, quindi, definire come un’attività volta ad offrire.

Il prodotto/servizio “giusto”
Al prezzo “giusto”
Tramite la distribuzione “giusta”
Con la comunicazione “giusta”
Al cliente/utente “giusto”.

L’offerta, quindi, dovrà essere un “TUTTO”, una combinazione di prodotto/servizio, prezzo, distribuzione e comunicazione.
Questi quattro elementi devono essere in armonia l’uno con l’altro.

Prodotto / Servizio

Prezzo Distribuzione

Comunicazione

Cliente

Ad esempio, nel caso di un impresa sociale di servizi:
o Servizio e prezzo: non si possono offrire servizi altamente specializzati ed intrinsecamente costosi (come l’assistenza medica o pazienti affetti da patologie rare) a basso prezzo, o servizi semplici e poco costosi (come l’accompagnamento degli anziani) ad alto prezzo; in entrambi i casi il prezzo deve essere equo;
o Servizio e distribuzione: non si possono offrire per posta servizi che richiedono tempi di risposta immediati, per i quali è normalmente indicato il mezzo telefonico;
o Servizio e comunicazione: non si può pubblicizzare un servizio rivolto a comunità locali su una rete televisiva nazionale o far promuovere campagne sociali per prevenire l’obesità a personaggi in sovrappeso;
o Comunicazione e distribuzione: non si può pubblicizzare un servizio molto tempo prima che sia effettivamente disponibile;
o Servizio ecliente: non si possono offrire ai bambini servizi “per grandi”.

Occorre rendersi conto che l’impresa sociale che si andrà a costituire non vivrà da sola ma si troverà all’interno di un ambiente che la condizionerà e che da esso verrà influenzato. Bisognerà capire la situazione economica e sociale complessiva (“MACROAMBIENTE”) e quella del mercato che la interesserà più vicino (“MICROAMBIENTE”).

Il “MACROAMBIENTE” riguarda tutto ciò che l’impresa non può controllare direttamente:

La pubblica amministrazione;
Il clima politico, sociale, economico, culturale

Il “MICROAMBIENTE” riguarda tutto ciò che può essere influenzato più o meno direttamente dall’impresa:

Clienti – Utenti;
Fornitori;
Concorrenti;
Eventuali intermediari;

Si tratta in pratica del settore specifico di attività che rappresenta “il campo di azione” in cui si dovrà cimentare l’impresa Sociale che si costituirà. Quali siano, infine, i fattori critici di successo, nel nostro caso particolare, potremo capirlo solo studiando con attenzione le forze che agiscono nel sistema in cui si è scelto di operare. Dobbiamo renderci conto di quali potranno essere rispetto ai fattori di successo, i “punti di forza e di debolezza”, anche in relazione alla abilità ed ai difetti dei concorrenti.
Nella futura impresa sociale che si costituirà si potrebbe ipotizzare che gli addetti ai laboratori artigianali siano particolarmente bravi: questo sarà il punto di forza, proprio per questo, tuttavia, gli addetti dovranno essere pagati bene ed i prezzi saranno più alti di quelli della concorrenza; ciò costituirà un punto di debolezza.
Conoscere quali sono i pregi e difetti principali servirà, in sostanza, a mettere a fuoco strategie compatibili con le possibilità dell’impresa sociale: se il laboratorio artigianale facesse una campagna pubblicitaria puntando sui prezzi imbattibili, ad esempio, commetterebbe un grosso errore mentre avrebbe maggior successo spiegando ai potenziali clienti che spendere un po’ di più per aver un buon servizio può essere vantaggioso in termini di qualità.

V FASE. ORGANIZZARE L’AZIENDA
A questo punto si dovrà riflettere su come realizzare quelle che vogliamo vendere e pensare a costituire la struttura dell’Azienda, intesa come lo strumento necessario per svolgere l’attività produttiva. Nel linguaggio comune, “impresa” , “azienda” e “ditta” sono usati come sinonimi.
Giuridicamente tali termini definiscono, invece, tre concetti diversi:

L’Impresa è l’attività svolta dall’imprenditore;
l’Azienda è lo strumento necessario per svolgere tale attività: locali, mobili, macchinari, attrezzature, ecc..
la Ditta è la denominazione commerciale dell’imprenditore, cioè il nome con cui esercita l’impresa, distinguendola dalle imprese concorrenti: così come le persone devono avere un nome ed un cognome anche l’impresa deve avere una ditta.

Analizzare l’Azienda
Ogni azienda è composta da quattro ingredienti base:

Risorse materiali (locali, mobili, attrezzature, ecc);
Risorse umane (personale);
Risorse finanziarie
Risorse tecnologiche e know-new

In particolare si dovrà, innanzitutto, stabilire:

Se realizzare una nuova azienda o acquisirne una già esistente;
Quale dimensione darle;
Che veste giuridica assumere;
Come organizzare i fattori produttivi.

I vantaggi dell’acquisto
Trattandosi di azienda già avviate ed inserite nel mercato, e disponendo di dati storici, risulta più agevole effettuare previsioni attendibili circa la capacità dell’azienda di produrre reddito sufficiente. È possibile, quindi, stabilire in breve tempo il grado di rischio e di convenienza dell’investimento.
Gli svantaggi dell’acquisto
Il costo complessivo di una simile operazione comprende non solo il costo di acquisto, ma anche il costo di trasformazione. L’acquisto è conveniente solo a condizione che gli adattamenti ed i miglioramenti da approntare alla struttura siano di modesta entità.
I vantaggi della costituzione
Il vantaggio principale è la possibilità di creare una struttura moderna ed “ad hoc” che meglio si adatti agli obiettivi del neo – imprenditore sociale.

Gli svantaggi della costituzione
Lo svantaggio principale è l’assenza di esperienza nel lavoro in proprio e la conseguente difficoltà di effettuare previsioni attendibili.
La dimensione iniziale
Questo problema non va affrontato solo nella fase inziale, ma si riprestata costantemente all’attenzione dell’imprenditore. Esso non potrà mai considerarsi definitivamente risolto. Il criterio ispiratore nella ricerca della dimensione ottimale deve essere quello della ricerca della massima flessibilità possibile: occorre creare una struttura in grado d adattarsi senza traumi al mutare delle condizioni esterne.
La localizzazione
Dipende da una serie di fattori:
La vicinanza al mercato di riferimento;
La presenza di infrastrutture (autostrade, ferrovia, linee elettriche, telefoniche ecc);
La reperibilità di personale qualificato in zona
La possibili di accedere alle agevolazioni previste per determinate aree territoriali;
La presenza di vincoli ambientali o di altra natura, che rendono sconveniente o impossibile una certa ubicazione
La disponibilità di locali in un determina zona: spesso la localizzazione viene scelta in ragione del fatto che già si posseggono dei locali dove potrebbe essere svolta l’attività di impresa. È, invece, più vantaggioso affittare un locale se si prevede di cambiare sede o se si necessità di un capitale da impegnare in modo diverso.

La forma giuridica
Molte sono le variabili di cui tener conto nella scelta della forma giuridica. Innanzitutto occorre tener presente che le imprese individuali non possono configurarsi come imprese sociali. Sono quindi ammesse solo le forme giuridiche collettive.
Queste sono sostanzialmente di due tipi:

Associazioni, Fondazioni, Comitati (Forme non imprenditoriali);
Società di persone, società di capitali, cooperative, consorzi (forme imprenditoriali).

L’organizzazione e la gestione di risorse umane
Un’attenta gestione delle risorse umane rappresenta spesso quel “qualcosa in più” che permette di operare con successo. È di fondamentale importanza contare su un personale preparato e motivato, che dedica grande attenzione ai singoli utenti e si impegna nel lavoro spesso volontariamente e gratuitamente.
Perché l’impresa sociale possa operare con successo è necessario che l’organizzazione aziendale non sia squilibrata. Spesso accade, infatti, che l’imprenditore sociale si concentri solo ed esclusivamente su quello che gli sembra l’attività principale, cioè la produzione ed erogazione di servizi. Si possono individuare, invece, almeno tre funzioni fondamentali, che assumono un rilievo diverso a secondo dell’attività svolte ma che comunque sono sempre presenti:

Funzione produttiva
Funzione commerciale o di marketing
Funzione amministrativa

VI FASE. REDIGERE IL PIANO D’IMPRESA
Abbiamo detto che il business plane è un documento di fondamentale importanza per il neo-imprenditore (“sociale” o meno).
Un business plane ben fatto:

Consente di verificare la reale fattibilità dell’iniziativa sotto i suoi diversi profili (Tecnico, commerciale, economico, finanziario);
Costituisce una “Guida operativa” per i primi periodi di gestione;
Rappresenta un “Biglietto da Visita” insostituibile per qualsiasi contatto con i potenziali committenti o finanziatori.

Il contenuto del Business – plane
Il business plane è un composto da tre parti fondamentali:
1. La prima parte, di carattere introduttivo;
2. La seconda parte, di carattere tecnico – operativo;
3. La terza parte, infine, di carattere quantitativo – monetaria;
1.la parte introduttiva
La prima parte introduttiva di un business – plane “Sociale”:

Deve contenere una sintetica descrizione dell’idea di impresa sociale e di come si svilupperà;
Deve evidenziare le caratteristiche personali (attitudini, aspirazioni, motivazioni) e professionali (studi effettuati, esperienze lavorative, ecc.) del soggetto o dei soggetti promotori; per questa parte vanno elencate:
Attitudini tecniche e psicologiche;
Esperienze di studio e di lavoro;
Motivazioni e lavorare nel sociale;
Doti di creatività;
Doti organizzative;
Capacità di lavorare in gruppo e di trattare con le persone.

La credibilità dell’aspirante imprenditore sociale è estremamente importante: perciò il progetto d’impresa deve fornire nella sua prima parte, un profilo significativo dei titolari.
2.la parte tecnico – operativa
La seconda parte, dunque, fa riferimento a fattori di tipo oggettivo, e deve consentire di verificare la fattibilità del progetto sotto i diversi profili (tecnico, commerciale, finanziario) evidenziando, con dati concreti, l’esistenza di reali prospettive di successo. Non si deve dimenticare che l’impresa sociale non può vivere di soli sussidi e non può sopravvivere senza vendere prodotti o servizi, il cui ricavato deve servire quantomeno a coprire i costi. Occorre prendere in esame, sulla base dell’analisi di mercato, fattori come il prodotto/servizio, il prezzo, la comunicazione, la distribuzione (cosiddetto “Marketing – mix”), l’azienda (attrezzature, locali, personale); l’organizzazione del processo produttivo, dall’apparato commerciale ed amministrativo gestionale.
3.la parte quantitativa-monetaria
Nella terza parte tutte le scelte inerenti ai diversi componenti della struttura aziendale ed al livello di attività operativa devono essere tradotti in termini quantitativo-monetari, attraverso una serie di prospetti di Stato Patrimoniale e Conto Economico. Questi devono individuare, su un orizzonte di almeno tre anni, l’entità di:

Investimenti;
Finanziamenti;
Redditi
Flussi di cassa.

Il Bilancio Preventivo
Occorre aver preventivamente ipotizzato il volume di attività da svolgere e le quantità di fattori produttivi da utilizzare e vedere se funziona dal punto di vista economico e finanziario. L’unico modo per farlo è “dare la parola ai numeri”, redigendo la parte finale e più importante del Business-Plane: il Bilancio Preventivo (o bilancio “pro – forma”).
Il progetto d’impresa non è definito sin dall’inizio ne è immutabile: al contrario, costituisce una sorta di “Work in progress” , caratterizzato dalla necessita di costante verifica, revisione ed adattamento delle ipotesi di partenza.
Creare un impesa è un processo graduale, che inizia con un progetto e prosegue con il lavoro quotidiano. L’espressione “pro – forma” indica che si tratta di una bozza non definitiva, di un lavoro in continuo divenire, almeno finche non saranno chiarite tutte le “Zone oscure” del progetto e l’ipotesi di funzionamento dell’impesa sociale nei primi due/tre anni di vita mostrerà un basso rischio di insuccesso.
La stesura della terza parte, per la maggior parte nei neo-imprenditori sociali e non, è estremamente difficile.
La redazione del Bilancio Preventivo è un processo articolato e caratterizzato da un intrinseca complessità tecnica. Questa fase è senza dubbio la più complessa dell’intero processo di creazione d’impresa. In questi casi il “fai da te” non è consigliabile. La soluzione migliore è quella di affidarsi ad un consulente esperto, tenendo tuttavia presente i costi che ciò comporta.

I soldi per iniziare
L’impresa sociale, anche se strutturata giuridicamente in forma non imprenditoriale (Fondazione, Associazione, Comitato) deve affrontare gli stessi problemi dell’impresa collettiva o società (Società di persone, di capitale, consorzi, cooperative). Nella fase iniziale, come tutte le imprese, l’impresa sociale deve porsi un problema non da poco: “I soldi per partire”. Qualunque progetto imprenditoriale, anche il meglio congegnato, non vale nulla se mancano i mezzi finanziari per realizzarlo.
Per prima cosa l’impresa sociale dovrà stimare con ragionevole approssimazione di quante risorse avrà bisogno per svolgere l’attività. Una volta stabilito queste risorse servono a far che cosa, occorrerà mettersi alla ricerca delle fonti di finanziamento più appropriate e più convenienti. Naturalmente, se non si dispone di risorse proprie in numero sufficiente, l’impresa potrà chiedere un prestito in Banca , ma si tratta di una strada:

Non agevole, di solito gli Istituti di Credito non concedono prestiti con troppa facilità e richiedono in ogni caso una serie di garanzie, anche in termini patrimoniali, che spesso la nuova impresa non è in grado di fornire,
non particolarmente economica: i costi sono piuttosto elevati (interessi, commissioni, bolli, ecc.)

Una soluzione alternativa può essere quella di prendere in considerazione eventuali provvidenze o agevolazioni erogate a diversi livelli (europeo, nazionale, locale) allorché disponibili.

VII FASE. ACQUISIRE LE INFORMAZIONI MANCANTI
Siamo giunti alla fine del nostro percorso e per quanto chiaro e schematico sia stato il tragitto, sicuramente mancano ancora competenze per riempire le “zone oscure” del Piano d’impresa (ad esempio insufficienze competenza nel settore di attività prescelto, particolari problematiche fiscali legate al tipo specifico di attività che si vuole intraprendere, ecc.) e per lanciarsi nel volo definitivo dell’iniziativa.
Per colmare le carenze conoscitive è possibile:
partecipare a corsi di formazione su determinate tematiche aziendali;
avvalersi delle consulenze personalizzate di esperti;
chiedere informazioni a ogni livello Istituzionale interessato al sostegno dell’impresa.

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