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Aiutiamoli a Vivere – Solidarietà e Crescita Comune degli Uomini

Aiutiamoli a Vivere – Solidarietà e Crescita Comune degli Uomini

Si è svolta sabato 25 marzo 2018 presso la Sala Polifunzionale “Padre Vincenzo Bella” la presentazione del libro “Aiutiamoli a Vivere” scritto dal volontario Mauro Tosi.

L’introduzione della Dr.ssa  Cristina Montesi, Università degli Studi di Perugia – Dipartimento di Economia, Polo Scientifico e Didattico di Terni:

 

“Eccellenze, autorità civili, militari, religiose, esponenti del mondo dell’associazionismo e del volontariato, signore e signori, è con il cuore che rivolgo un caloroso saluto ed un ringraziamento a tutti voi per la partecipazione a questo evento, onorati dalla presenza del nostro vescovo Mons. Giuseppe Piemontese. 

La motivazione dell’incontro di oggi è celebrare i venticinque anni dalla prima accoglienza di bambini bielorussi a Terni, dopo il disastro nucleare di Chernobyl, accoglienza che è stata ideata e realizzata dalla Fondazione Aiutiamoli a Vivere, nata nel 1992 per volontà di Fabrizio Pacifici e Padre Vincenzo Bella, francescano.

I doni per la celebrazione di questo anniversario sono due:

  1. il libro di Mauro Tosi dal titolo “Aiutiamoli a vivere”, un libro che ci sollecita, per i suoi stimolanti contenuti, a diverse considerazioni in tema di Economia civile (che è guidata dal principio di reciprocità) ed in tema delle diverse spiritualità occidentali ed orientali ad essa riconducibili;
  2. la presenza oggi di altre due Associazioni, AVIS di Terni e Caritas Diocesana Terni-Narni-Amelia, strenuamente impegnate, come la Fondazione Aiutiamoli a vivere, nel sociale (tutte sono accumunate dall’agire la solidarietà, sottolineo il verbo agire che è cosa diversa dal “provare compassione”). La presenza a questa festa gioiosa di più attori è anche un “plastico” invito a tutto il  mondo del volontariato e dell’associazionismo ad uscire dalla separatezza per trovare, all’insegna della complementarietà, forme originali di collaborazione.

La celebrazione “corale” di questa festa è molto importante anche dal punto di vista simbolico perché si parlerà di tre esperienze, tutte volte alla umanizzazione della società attraverso il dono.

Si parlerà oggi dell’importanza del dono (il dono dell’ospitalità a bambini, il dono di apparecchiature elettromedicali e di altra natura a strutture sanitarie, il dono del sangue, il dono dell’accoglienza a rifugiati ed immigrati, il dono a persone bisognose) per la società. Si tratta di doni molto diversi tra loro, ma tutti accumunati dal fatto di avere tratti dissimili dalla filantropia.

Si tratta infatti di doni che:

  1. cementano relazioni tra persone: sia tra chi dona e chi riceve; sia tra i membri di una associazione (le associazioni si fondano infatti sul dono di energie, risorse, tempo da parte delle persone per uno scopo condiviso dai membri che rappresentano una comunità di persone e di intenti. Ecco perché il dono è il paradigma del “politico”, intendendo l’aggettivo “politico” in senso ampio);
  2. implicano un coinvolgimento molto intenso della persona nel farli (nel caso del dono del sangue c’è un dono addirittura corporeo);
  3. mettono a leva le potenzialità di chi li riceve lavorando per una loro “ri-generazione” fisica e/o sociale;
  4. sono contagiosi proprio perché instillano, prima o poi, nei donatari il bisogno di reciprocare ciò che si è ricevuto (la restituzione avverrà magari in tempi diversi, con forme diverse, in luoghi diversi, a persone diverse, ma avverrà, come tante ricerche scientifiche testimoniano);
  5. producono felicità non soli in chi li riceve, ma specialmente tra chi li pone in essere: “felicità è far felici gli altri” dice il filosofo C.Todorov.

 

E` con questa consapevolezza sull’importanza del paradigma del dono per la società (che è al cuore del libro di Mauro Tosi) e che sarà suffragata dalla narrazione delle attività poste in essere, in tanti anni di operatività, dalla Fondazione Aiutiamoli a vivere, da Avis Terni e da Caritas Diocesana Terni-Narni-Amelia, che diamo inizio alle celebrazioni.” 

E la relazione di Don Giorgio:

Siamo nel tempo dell’azione “…il tempo, ci dice papa Francesco, in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo”.

Questi 25 anni di “Aiutiamoli a vivere” ne sono testimonianza.

  Ora, Mauro Tosi, nei sette capitoli del suo libro, in modo chiaro ed essenziale, ci aiuta a riflettere sulla solidarietà, patrimonio che non è esclusivo di nessuno, ma che appartiene a tutti gli uomini di buona volontà.

  1.  Il mio intervento intende sottolineare, anche alla luce di quanto è stato già detto, che la solidarietà non è semplicemente dare ma è donare, anche se sono spesso sulla linea della complementarietà.

 Infatti, il libro del Siracide ci dice: “Ecco, non vale una parola più di un ricco dono? L’uomo caritatevole offre l’una e l’altro” (Sir. 18,17).

Sottolineo alcune specificità.

Nel dare è implicata la cosa che diamo, nel donare è implicato non solamente un dono, ma è la persona stessa ad essere implicata. Donare è coinvolgersi, donare è assumere le problematiche, le situazioni dell’altro.

Il donare mette in moto l’umano che è in noi, muove la compassione, come quando Gesù “vedendo le folle che erano come pecore senza pastore ne ebbe compassione”

E Madre Teresa ci ricorda che “Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel darlo” (Madre Teresa).

Donare è accorgersi che esiste l’altro, come viene ricordato nel c. 3 con la parabola del buon  samaritano. L’altro pone con forza la domanda circa l’orientamento che intendiamo dare alla nostra vita, personale e collettiva, circa l’uso che vogliamo fare delle nostre libertà.

▪  Donare è farsi carico del problema dell’altro. Donare è l’atteggiamento che rende le persone capaci di andare incontro all’altro e di fondare i propri rapporti reciproci su quel sentimento di fratellanza che va al di là delle differenze e dei limiti, e spinge a cercare insieme il bene comune. Non si amano concetti o idee, ma si amano persone in carne ed ossa: uomini e donne, bambini e anziani; volti e nomi che riempiono il cuore e ci commuovono fino alle viscere.

▪  È di questo amore soprattutto, di questa “carità”, che gli altri hanno bisogno: essere visti (come quell’uomo della parabola del Buon Samaritano), ascoltati nel proprio bisogno, sentirsi amati per il valore che ha la loro persona a prescindere dalla loro condizione sociale o economica, essere capiti nelle loro necessità e nelle loro difficoltà, sentire condivisa la loro condizione, portato da altre spalle il loro peso…

▪  Il dono produce gratitudine, il donare crea amore.

  1. La carità è innanzitutto l’identità stessa di Dio. È quanto impariamo dalla prima lettera dell’apostolo Giovanni: «Dio è amore» 1 Gv 4,16, in questo passo l’Apostolo usa il termine greco agape, che significa amore gratuito di benevolenza.

L’amore gratuito con il quale Dio ama ogni creatura, un amore che non è condizionato dall’attesa di un contraccambio.    Amore che “Aiutiamoli a vivere” ha condiviso in questi suoi primi 25 anni, amore che ciascuno è chiamato a ridonare.”

 

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